Polemiche e mal di pancia dopo la presentazione delle liste in casa Dl e Ds

Si fa presto a parlare di primarie del Partito democratico e di composizione delle liste, ma è chiaro a tutti che questo è proprio il problema dei problemi per tutti i partiti, fonte inesauribile di contrasti e malumori. Malumori e polemiche ravvisabili proprio all’indomani del fine settimana che ha avuto come protagonista la presentazione delle liste in vista del 14 ottobre: c’è chi ha scelto volutamente di non entrare nelle liste, chi ne è rimasto fuori perché non si sentiva rappresentato e chi ha semplicemente scelto di esprimere la propria opinione. E se ieri l’area dei popolari diellini, capeggiati da Giorgio Pasetto, ha dato vita in extremis a una quarta lista, l’altra parte dei popolari, guidata dal ministro Giuseppe Fioroni, e di cui fanno parte Lucio D’Ubaldo e Franco Dalia, è rimasta amareggiata. Anche se, «con un atto di responsabilità - ha affermato D’Ubaldo - non creeremo problemi». Motivo del contendere, «l’assenza di un popolare capolista nella prima lista. Possibile che in 24 collegi non si sia trovato un posto per chi rappresenta l’area cattolico-popolare?». Sulla quarta lista, in cui ha prevalso «la linea della disperazione più che la tattica», D’Ubaldo ha dichiarato che «la risposta a un problema politico non può essere l’agitare un drappo rosso». E poi l’esponente dell’esecutivo nazionale dei Dl, «teme che ci sia il rischio che si passi dalla casta al casting, con nomi blasonati dello star system». E la risposta all’assessore al personale non è tardata ad arrivare da parte di Riccardo Milana, coordinatore della Margherita, che non ha negato «alcune sofferenze sul territorio»: «Silvia Costa capolista nella seconda e Paola Brianti nella terza? I popolari mi citassero un’altra donna della loro area, visto che la vicesindaco Garavaglia ha scelto di candidarsi a Verona». Secca la controrisposta di D’Ubaldo: «Avevamo chiesto di inserire anche un uomo. E alludo alla prima lista». Umore nero anche in casa Ds, in cui, seppure trincerati dietro il silenzio, hanno fatto trapelare che «la composizione delle liste, nel comitato di via della Lega Lombarda, è stata terribile».
Fabio Nicolucci, capolista al centro storico per la corsa alla leadership del Pd di Enrico Letta ha precisato che «abbiamo chiuso tutto alle 23,30. Sarebbe un segnale grave se qualcuno avesse deciso di stravolgere le regole prorogando l’orario di chiusura».