Polemiche in Gran Bretagna per la moschea con sale d'attesa per i cani guida

Il decreto di un religioso autorizza l’istituzione di “sale d’attesa” per cani guida utilizzati da fedeli non vedenti. Ma i critici protestano: il profeta detestava l’animale perché lo considerava ”impuro”<br />

È polemica tra i musulmani in Gran Bretagna a causa di una fatwa che autorizza l’istituzione di “sale d’attesa”per cani guida utilizzati da fedeli non vedenti. Ai critici che ricordano come il profeta detestasse l’animale perché impuro, lo sceicco Shaib Hassan, titolare dell’editto religioso, risponde sulle pagine del giornale panarabo al Sharq al Awsat e spiega che «l’impurità è insita solo nella saliva» e entrare in contatto con un cane non costituisce una violazione dei dettami della shariya islamica. Il quotidiano arabo edito a Londra riferisce che l’iniziativa è stata voluta dal Consiglio islamico in Gran Bretagna, il più grande organismo religioso della comunità islamica nel Regno Unito. Intanto, lo Sheikh Hassan ha aperto le porte della sua Moschea a Leicester per un giovane 17enne non vedente precisando che «i cani non entreranno in contatto con i fedeli e nemmeno con le loro scarpe», che solitamente vengono lasciate fuori dal luogo di culto. Il Consiglio islamico ha fatto sapere che «le moschee di nuova costruzione dovranno disporre di un apposito spazio da utilizzare per l’attesa dei cani guida dei fedeli non vedenti». «I cani guida addestrati svolgono un ruolo importante nella nostra vita quotidiana - recita il testo dell’editto religioso - e la Shariya autorizza l’acquisto dei cani per esigenze particolari come fare la guardia a terreni e case, nonché per difesa personale. In base a tutto ciò il non vedente può acquistare un cane per essere aiutato e guidato alla moschea per la preghiera». La Lega dei proprietari di Cani Guida nel Regno Unito, che aveva «fatto appello e collaborato» con l’organismo islamico, ha salutato il nuovo editto affermando che «per i non vedenti è un enorme passo in avanti». Secondo una diffusa convinzione dei musulmani, il semplice contatto fisico con l’animale, considerato appunto ’impurò, obbliga il fedele a lavarsi prima con la sabbia e quindi per altre sei volte con l’acqua.