Polemiche su AltaRoma: ad Armani rispondono la Fiorucci e Dominella

Per Re Giorgio nella capitale sfila anche chi non lo merita? «Stiamo cambiando - replica la presidente di Alta Roma, Nicoletta Fiorucci-, proprio con la selezione più severa». E il suo predecessore Dominella critica Armani che, in un momento di crisi, danneggia il made in Italy

Le polemiche a Roma non mancavano, per il calendario scarno delle sfilate che partono venerdì, le recriminazioni degli esclusi e la mancanza di grandi attrattive in questa edizione. Ma ci si è messo anche il grande Giorgio Armani, che da Parigi ha cantato il de profundis di Roma anche come centro numero due dell'alta moda, Lo ha fatto insieme al creativo di Kenzo, Antonio Marras, che proprio nella capitale ha mosso i primi passi. «Una volta c'era anche Roma, ora c'è solo Parigi», ha decretato quest'ultimo. Per Armani, il tracollo è stato determinato dal fatto che «sono state fatte scelte poco felici: a qualcuno molto bravo si è accodata gente che non aveva i requisiti». Insomma, nel calendario sono entrati stilisti che «non lo meritavano». Una frase che, in fondo, piace molto alla presidente di AltaRoma, Nicoletta Fiorucci. Lei ha fatto della selezione la sua bandiera: su 31 candidature, 13 progetti sono stati bocciati e in passerella, dal 30 gennaio al 3 febbraio, ci saranno solo 14 griffe, visto che 3 ammessi (Navarro, Bilotta e Calignano) si sono ritirati. A chi protestava che «il piatto langue» e l'interesse è molto scarso , la Fiorucci rispondeva «meglio pochi ma buoni». Così, adesso, ha gioco facile a cogliere al volo la palla lanciata polemicamente da Armani. «Poteva aver ragione fino a ieri, ma Roma è cambiata: ora siamo più selettivi e se vogliamo riaprire la strada alla capitale, l'unico modo è applicare criteri severi, quelli che purtroppo hanno già provocato la delusione degli esclusi dal calendario delle imminenti sfilate». Alcuni di questi esclusi hanno organizzato controsfilate per conto loro, come Marco Coretti che venerdì presenterà la sua collezione agli Horti Sallustiani e la russa Yulia Yanina, che nello stesso giorno sarà nella residenza dell'ambasciatore moscovita a Villa Abamelek. Per la Fiorucci nulla di male, anzi. Le sfilate «off» sono segno di «vitalità e dimostrano che la capitale è attraente per i nomi della moda italiani e stranieri. E insiste:«L'unico modo per risorgere è continuare a selezionare in maniera severa e tra due anni Armani non potrà più fare questa critica. Dobbiamo avere sempre più sfilate, ma tutte di qualità. D'altronde, guardiamo sempre a Parigi come ad un esempio e lì la selezione è sempre stata molto forte». Quando si parla di qualità, però, ci si chiede perchè nel calendario non si è riuscita a recuperare una griffe da sempre ospite di Roma come Raffaella Curiel, che dopo le critiche alla manifestazione dell'ultima volta, non ha più fatto domanda ma neppure è stata in alcun modo sollecitata. «Ha fatto appunti talmente seri - si giustifica la Fiorucci - che non potevamo rischiare di deluderla nuovamente: cercheremo di migliorare in tutti i modi la manifestazione così che possa tornare volentieri a sfilare a Roma?». E Marco Coretti, uno dei giovani più promettenti, che lamenta di non aver ottenuto un buon orario in calendario e di essere stato costretto a sfilare per conto suo? «Marco è un amico, che io apprezzo da anni - dice la Fiorucci -, ma aveva problemi economici e il suo accordo con Marzotto per disegnare un pret à porter di lusso è stato concluso quando già avevamo deciso il calendario. ecco perchè l'orario che voleva era già stato attribuito a qualcun altro». A disturbare la vigilia di queste sfilate capitoline c'è anche la voce che, data la crisi romana, si potrebbe pensare di far traslocare l'alta moda a Milano. Scettico è anche Armani e la Fiorucci dice che non sa di nulla di concreto in questo senso. Però, lancia una proposta: «Potremmo, invece, fare un accordo con la Camera della Moda per far andare a sfilare a Milano qualche nostra griffe dell'alta moda e invitare a Roma qualche stilista di pret à porter. Tutto, nell'interesse reciproco di rinvigorire il sistema moda italiano, senza competizioni negative». Ad Armani risponde anche il predecessore della Fiorucci, l'expresidente di AltaRoma e manager di Gattinoni Stefano Dominella. «Ma come, il grande “ re Giorgio“ in un periodo di crisi, invece di difendere il “ made in Italy“ e diventarne il paladino, si scaglia contro il sistema? Non dimostra coraggio, soprattutto quando attacca Roma per l'alta moda. Perchè, invece, per aiutare un settore di nicchia ma di grande importanza per l'immagine e la creatività, non porta la sua collezione Privè anche nella capitale?». A Dominella non sono piaciute neppure le critiche di Marras. Fu proprio lui che lo selezionò per fargli affrontare le passerelle romane, quando alla Camera nazionale della moda si occupava appunto dei giovani emergenti. «Marras potrebbe ricordare che proprio a Roma è iniziata la sua fortuna ed essere più riconoscente». Negli anni passati, ricorda Dominella, è stato fatto molto per creare un calendario attraente di AltaRoma. «Accanto ai pochi grandi nomi, sono stati valorizzati i giovani talenti, sono stati creati eventi e, soprattutto, progetti sociali che poi sono stati copiati in tutto il mondo, come l'esperimento di stilismo e sartoria tra le detenute delle carceri». Un'ultima stoccata a Valentino, altro grande che come Armani non aiuta l'alta moda romana. «La capitale - dice Dominella- si è prostrata ai piedi di Valentino, offrendogli qualsiasi cosa per valorizzare le celebrazioni dei suoi 45 anni di attività. Lui aveva promesso grandi cose, iniziative nella capitale, addirittura di accettare la presidenza di AltaRoma e di farne qui il suo museo. E invece?». Invece, nulla. E le passerelle capitoline languono sempre di più.