Polemiche su Mediobanca I Maranghi «sconcertati»

da Roma

Le sortite di Cesare Geronzi alla ultima convention dei dirigenti di Capitalia di sabato scorso non sono passate sotto silenzio. In particolare hanno suscitato reazioni le dichiarazioni dell’ex presidente di Capitalia a proposito dei suoi rapporti con Vincenzo Maranghi, lo storico ad di Mediobanca, scomparso a luglio.
I famigliari di Maranghi, in una nota, si dicono «profondamente sconcertati dall’attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più in grado di asseverare, né di correggere, né tanto meno di smentire quelle affermazioni. Poiché sarebbe molto facile per loro, naturali e vigili custodi della memoria del congiunto, intervenire, essi si augurano che episodi come questi non abbiano più ad accadere».
Geronzi avrebbe dichiarato: «Maranghi, prima di morire mi disse se volevo essere il presidente di Mediobanca». Il che è apparso come una precisazione rispetto alle indiscrezioni, circolate a fine agosto, sull’esistenza di una serie di lettere indirizzate da Maranghi prima di morire a vari protagonisti del traumatico addio a Mediobanca del 2003, in seguito alla pressione delle grandi banche. Nelle missive Geronzi sarebbe stato indicato come uno dei responsabili di quei fatti. E Maranghi, noto per la determinazione e l’integrità nei comportamenti umani e professionali, non avrebbe mai perdonato. In seguito è stata notata l’assenza di Geronzi ai funerali e alla messa di commemorazione di Maranghi.
L’attuale presidente di Mediobanca, nel suo saluto a Capitalia, ha piuttosto sottolineato come lui stesso e Profumo abbiano «concorso a riportare la calma nella gestione del mondo Mediobanca e contribuito al riassetto azionario che negli ultimi tempi di Maranghi aveva subito deviazioni».
Geronzi, da ieri, si dedica a tempo pieno a Mediobanca. A cominciare dalla cessione della quota del 9,4% (ora in Unicredit), imposta dall’Antitrust. Della questione difficilmente si occuperà il consiglio di sorveglianza del 10 ottobre, perché il dossier deve passare dal patto di sindacato che non risulta ancora convocato. Che questo significhi qualche difficoltà in più (l’Antitrust ha escluso che molti soggetti possano comprare, tra cui Mediolanum e FonSai), si vedrà. Intanto, al suo primo giorno di Borsa, il «nuovo» Unicredit ha chiuso in rialzo dell’1,8% a 6,1 euro.