Polemiche sull'ex Br in semilibertà preso durante una rapina

Cristoforo Piancone è un irriducibile: 25 anni di carcere e una condanna all'ergastolo per concorso in 6 omicidi e 2 tentati omicidi. Durante il rapimento Moro le Br chiesero la sua liberazione. Il questore polemico: &quot;Perché era fuori?&quot;. <a href="/a.pic1?ID=210341" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Mastella: &quot;Controlli&quot;. La Cdl: &quot;Inaccettabile&quot;.</font></strong></a> Il figlio del maresciallo Berardi: <a href="/a.pic1?ID=210324" target="_blank"><strong>&quot;Tutelano gli ex terroristi, ignorano le loro vittime&quot;</strong></a>

Siena - E' un ex terrorista delle Brigate Rosse il bandito arrestato dalla Polizia a Siena dopo la rapina messa a segno ieri sera in pieno centro alla Banca Monte de Paschi di Siena. L’uomo, Cristoforo Piancone, era stato ammesso al regime di semilibertà, dopo aver scontato 25 anni di carcere per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi. Ogni sera doveva rientrare nel penitenziario di Vercelli. Un tempo apparteneva alla direzione strategica delle Brigate rosse. Non si è mai pentito né dissociato e aveva definito la sua militanza "una vicenda storicamente chiusa". Ed è polemica sulla semilibertà concessa a Piancone, condannato all'ergastolo. Tanto che il ministero della Giustizia "provvederà a verificare che le decisioni di concedere il beneficio della semilibertà siano state assunte previa attenta e completa valutazione delle condizioni richieste". "La semilibertà - si sottolinea una nota - è un istituto previsto dalla legge e può essere applicato in presenza di determinati presupposti dalla magistratura nell'esercizio dei poteri di sua competenza".

Il bottino: 170mila euro La rapina è stata messa a segno ieri, intorno alle 15.30, da due uomini nella sede del Monte dei Paschi a Siena, nella centrale piazza Salimbeni. Ingente il bottino: 170mila euro. I due banditi, armati con pistole, dopo il colpo sono fuggiti in sella a uno scooter rubato. L’intervento della polizia ha permesso di arrestare uno dei due rapinatori, di recuperare parte del denaro e quattro pistole, tutte con matricola abrasa. I due malviventi erano entrati a volto parzialmente coperto nell’istituto bancario, tenendo sotto la minaccia delle pistole i dipendenti, si sono fatti consegnare il denaro.
Qualcuno è riuscito però ad avvertire il 113, e i due sono fuggiti in motorino. Piancone è stato intercettato poco dopo, tra via Piave e via Ricasoli mentre, abbandonato il motorino, stava raggiungendo a piedi l’auto con cui sarebbe dovuto scappare. Per bloccare la sua fuga un agente ha esploso un colpo di pistola in aria a scopo intimidatorio.

Ha cercato di sparare a un agente L'ex Br ha cercato di sparare contro i poliziotti, ma la sua arma si è inceppata. La polizia ha recuperato tre pistole, due "calibro 9" e un’altra a tamburo "calibro 38", tutte con matricola abrasa. Una quarta pistola, sempre "calibro 9", è stata recuperata dai carabinieri. L’altro bandito è ancora ricercato.

Silenzio suo nome e su quello del complice Non ha voluto dire chi era, nè ha dato indicazioni sul suo complice. Ha spiegato solo che il colpo era stato preparato con cura e che la via di fuga avrebbe dovuto essere un’altra rispetto a quella poi scelta. La polizia ha impiegato due ore per identificare Piancone, che non ha voluto rivelare il suo nome. In questo modo, secondo gli investigatori, avrebbe avvantaggiato la fuga del complice, di cui non ha voluto rivelare l’identità. L’ex br non ha poi nominato un avvocato di fiducia. La polizia di Siena ha avviato indagini per verificare se il colpo in banca sia stato una rapina da criminalità comune o se si trattasse di una rapina a scopo di autofinanziamento politico. Il motorino usato per la fuga è stato rubato a Massa ad un giornalista di un quotidiano locale. Il mezzo, un Beverly 250 della Piaggio, venne rubato alla fine di giugno in piazza degli Aranci. Pochi giorni dopo il furto, il 25 giugno, venne rapinata la filiale del Monte dei Paschi di Siena di Massa: in azione, due rapinatori a volto coperto, che fuggirono a bordo di un grosso scooter poi risultato rubato. Le forze dell'ordine stavano già indagando su questo mezzo per capire se potesse essere quello utilizzato per la rapina di Massa e altre compiute nella zona apuo-versiliese.

Il questore Bontempi: "Perché era in semilibertà?" «Se fosse morto un poliziotto avrei avuto qualche difficoltà a spiegare ai suoi familiari perchè un ex brigatista, condannato per concorso in sei omicidi e in due tentati omicidi, fosse in regime di semiliberta». Queste le parole del questore di Siena, Massimo Bontempi, intervenuto alla conferenza stampa in questura per l’arresto di Piancone. «Siamo stati molto fortunati - ha aggiunto parlando dell’esito dell’operazione - è andata benissimo».

Operaio, bidello e killer Il suo passato da brigatista gli è costato l'ergastolo, ma non l'ha mai rinnegato. E quando ha avuto bisogno di soldi, ha rispolverato il manuale da terrorista e non ha esitato a impugnare di nuovo la pistole per rapinare una banca. Del resto Cristoforo Piancone è sempre stato "freddo e spietato", come lo ricordano le cronache degli Anni di Piombo da cui è riemerso per la rapina alla sede centrale del Monte dei Paschi di Siena.
Di giorno operaio alla Fiat di Mirafiori, killer nel tempo libero, Gerrard - questo il suo nome di battaglia - dalla colonna torinese arrivò fino alla direzione strategica delle Br. E' stato condannato per sei omicidi e due tentati omicidi, una lunga scia di sangue. Solo a Torino gli furono attribuite responsabilità in undici fatti di sangue ,fra cui gli omicidi del presidente dell' ordine degli avvocati, Fulvio Croce (ucciso nel '77), del vicedirettore della Stampa, Carlo Casalegno ('77), del maresciallo di polizia Rosario Berardi (marzo '78) e dell'agente di polizia penitenziaria Lorenzo Cotugno (aprile '78). In questa occasione rimase ferito dalla reazione della vittima e fu arrestato. Era l'11 aprile del 1978.
I compagni di lotta armata inserirono il suo nome in un elenco di tredici "prigionieri comunisti" che "la Dc e il suo governo" avrebbero dovuto liberare per ottenere il rilascio di Aldo Moro. A nulla sono serviti i tentativi di convincerlo a collaborare con la giustizia. "Era un'irriducibile - ricorda il sostituto procuratore di Torino, Maurizio Laudi - non si è mai pentito e non ha mai fatto il nome dei suoi complici". Eppure, una volta in carcere, per vent'anni il suo comportamento è stato irreprensibile. Mai una lite con i compagni di cella, mai un richiamo da parte delle guardie del carcere di Alessandria. Così a metà degli anni Novanta gli viene concesso il primo beneficio della sua lunga detenzione, il lavoro all'esterno. Piancone fila dritto fino al 1998, quando ruba alcune caramelle e un paio di slip in un supermercato. Un bottino da 27 mila lire che gli costa però una condanna di due anni per rapina impropria. "Ma quello - ricorda il suo storico legale, l'avvocato Riccardo Vaccaro - fu solo un momento di confusione mentale. E per dimostrare di essersi pentito di quel gesto accettò di versare un milione di lire al Fondo assistenza del personale di polizia vittima del dovere". In cambio il supermercato rinunciò a costituirsi parte civile al processo. Gli fu revocato il permesso di lavorare all'esterno e fu trasferito al carcere di Vercelli.
Un nuovo permesso lo ottenne nel 2004, quando i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Torino gli diedero la semilibertà per la sua ottima condotta penitenziaria. Piancone ricomincia così a lavorare come bidello in una scuola di Torino, che raggiunge tutti i giorni con il treno da Vercelli, dove ritorna poi la sera per dormire in carcere. Intanto, il suo avvocato prepara le carte per ottenere la libertà condizionale. Ma questa volta il Tribunale di Sorveglianza di Torino, la primavera scorsa, gliela nega. "Ci stavamo preparando per chiederla di nuovo - rivela l'avvocato Vaccaro - ma ormai penso sia inutile...".