Poli interpreta le giornaliste più amate

Spettacolo su sei «eroine dell’irriverenza». Il regista-attore: «Le ho adorate tutte»

Che sibili una battutaccia, o disegni arazzi verbali di assoluto fascino ed eleganza, Paolo Poli è sempre uno e indivisibile, e questo è il bello di un personaggio come lui: il prendere o lasciare che ti dà la scusa di prendere tutto, perché se lasciassi anche solo un frammento, finiresti per non comprendere l’irresistibile formula che lo rende cio che è. Un aneddoto che, su qualsiasi altra bocca, risulterebbe normale o peggio banale, una cattiveria che ad altri non perdoneresti mai, si adagiano sulla sua controllata inflessione toscana per trasformarsi in sprazzi di ironia aristocratica.
Insomma, un David Niven (di cui condivide l’eleganza un po’ british) il cui sogno segreto è quello di essere, in realtà, Greta Garbo (diva immortale che non smette mai di citare). Ciò che ha scritto, diretto e intitolato Sei brillanti - Giornaliste Novecento - in cartellone al Teatro Carcano da oggi al 28 gennaio - non è quindi un semplice omaggio ad alcune giornaliste e scrittrici del secolo scorso e contemporanee, ma un vero e proprio atto d’amore per il coraggio. Che, molto spesso, è femmina. Mura (alias Maria Volpi Nannipieri), Paola Masino, Irene Brin, Camilla Cederna, Natalia Aspesi ed Elena Gianini Belotti: sono queste le penne brillanti che hanno conquistato la fantasia di Poli e si sono trasformate, con i loro scritti accuratamente scelti, in uno spettacolo a due tempi in cui scorre la storia del costume in Italia dagli anni Venti agli anni ’80, tra parole e musica. «Perché loro e non altre? - spiega Poli, che in scena darà volto e corpo a queste eroine dell’irriverenza -. Perché le ho conosciute tutte di persona, fatta eccezione per Mura, che è morta nel 1940 e io sono del ’29, e le ho adorate. Per come sapevano sfidare i tabù e i regimi. Ad esempio Mura, che forse avrà avuto problemi con la grammatica, ma che era di una sublime scomodità nella scelta delle storie da narrare. Nel 1919, per capirci, scrisse Perfidie, un libro sull’amore lesbico. Mura si muoveva su una scena letteraria che, prima dell’avvento del fascismo, era fervida. E poi c’è la Masino, con il suo Fame, un testo che, a dispetto della censura fascista che voleva l’esaltazione retorica dell’unico pasto contro le abitudini degli inglesi, sprezzantemente definiti il popolo dei 5 pasti, raccontava con ironia crudele di un’Italia in cui c’era per l’appunto la fame. Questa scrittrice ha prodotto troppo poco, perché poi si relegò interamente all’ombra dell’amato Massimo Bontempelli». Nella seconda parte dello spettacolo, si giunge al ricordo di due giornaliste ben conosciute, come Camilla Cederna e Natalia Aspesi. «Ho adorato la Cederna e la sua rubrica Il lato debole sull’Espresso, mentre della Aspesi ho scelto Lui visto da lei, un viaggio nell’Italia maschilista. Non è che sia cambiato poi troppo. Anche lei, d’altronde, non ha mai cambiato pettinatura». A commento musicale, un repertorio di canzoni, dagli anni ’20 agli anni ’80: da La giava rossa a Cocaina («splendidi elogi del vizio», parola di Poli) a Il cobra e Splendido splendente di Donatella Rettore.
Sei brillanti giornaliste Novecento
Teatro Carcano
da oggi al 28 gennaio