«Poli troppo divisi, conti pubblici a rischio»

«Positiva la rinuncia alle una tantum». Riviste le stime su enti locali e Cassa Depositi

Gian Battista Bozzo

da Roma

Le «profonde divisioni interne» dei due poli politici italiani rischiano di impedire, dopo le elezioni, la realizzazione di un programma di risanamento della finanza pubblica «sostenibile e strutturale». Con questa motivazione, l’agenzia internazionale di valutazione Standard & Poor’s ha rivisto da «stabili» a «negative» le prospettive del debito italiano. Il rating - in sostanza il voto di affidabilità - resta per ora inalterato al livello di «AA-»; ma potrebbe peggiorare nel giro di 18 mesi se non interverranno segnali concreti nella riduzione del debito pubblico.
Riviste al ribasso anche le prospettive di 17 fra Regioni e Comuni, di alcuni titoli in dollari della Regione Siciliana, dell’agenzia del trasporto pubblico romana Atac, della Cassa depositi e prestiti, di Dexia-Crediop, e dell’Istituto per il credito sportivo.
La modifica delle prospettive (in termine tecnico l’outlook) riflette, spiegano alla Standard & Poor’s, i crescenti rischi negativi per le finanze pubbliche in un contesto di bassa crescita e di un Patto di stabilità indebolito. «Nessuno dei due maggiori raggruppamenti politici - si legge nel comunicato dell’agenzia - ha presentato una strategia puntuale per affrontare gli squilibri di bilancio. Dal momento che il centrodestra e il centrosinistra soffrono di profonde divisioni interne - prosegue la nota - sarà difficile per entrambi intraprendere, dopo le elezioni, una decisa strategia di consolidamento fiscale».
Il rating è rimasto inalterato, spiegano ancora alla S&P, grazie alla sostituzione delle una tantum con misure strutturali. La gestione del deficit 2005 «appare soddisfacente» e la previsione di un disavanzo al 4,3% del pil appare realistica. Ma nel 2006 il deficit potrebbe avvicinarsi al 5%, e non solo per motivi elettorali: deve infatti essere sostituita l’Irap, bocciata dalla Corte di giustizia europea.
Standard & Poor’s esprime dunque una valutazione pessimista sul domani, piuttosto che un giudizio negativo sull’oggi. Lo rileva lo stesso ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. La decisione di S&P, per il ministro, non è legata all’andamento dei conti del 2005, ma al contrario «è dovuta all’incertezza oggettiva sull’evoluzione della situazione politica ed economica nel medio periodo, legata alle elezioni del 2006. Riflette - aggiunge Siniscalco - la lenta crescita e le difficili scelte che dovranno essere prese con le prossime leggi finanziarie. In sintesi, esprime sfiducia verso il futuro, più che giudizi sul presente». Nei prossimi giorni, secondo il titolare dell’Economia, il governo dovrà «assumere decisioni sulle questioni irrisolte, e attuare senza indugio la politica economica concordata con l’Unione Europea».
Determinato in massima parte dal quadro politico, il giudizio di S&P non appare invece influenzato dalle vicende che riguardano le Opa bancarie e Bankitalia. Moritz Kraemer, l’analista che ha commentato in videoconferenza il caso Italia, ha escluso che le eventuali dimissioni del governatore Antonio Fazio siano state prese in considerazione, «e non lo saranno neppure in futuro». Né hanno avuto alcun impatto «le vicende bancarie che abbiamo osservato nel Paese». Quanto a possibili nuove privatizzazioni, da realizzarsi anche per ridurre il debito pubblico, l’analista di S&P le ha giudicate «benvenute, anche se non rappresentano la soluzione» al problema del debito.
Le altre due principali agenzie di rating, Moody’s e Fitch, hanno escluso modifiche al «voto» del nostro Paese. «L’outlook e il rating dell’Italia non cambiano», commenta Moody’s. Né muta il giudizio di Fitch, già preoccupato per la debole crescita dell’economia italiana. Molto contenuto, infine, l’impatto dell’annuncio di S&P sui tassi d’interesse del debito pubblico: lo spread (il differenziale) fra Btp decennale e l’analogo Bund tedesco s’è allargato di qualche centesimo di punto. «La revisione dell’outlook - spiegano gli operatori - non ha un impatto valutabile sul debito: l’avrebbe invece un peggioramento del rating».