Policlinico: abolite le guardie Medici in corsia su chiamata

La Fials contro i tagli: «Si risparmia sulla pelle dei malati»

Antonella Aldrighetti

L’allarmante situazione deficitaria del Policlinico Umberto I, che «radio corsia» stimerebbe in rosso fino a duecento milioni di euro, ha indotto la direzione generale del nosocomio a dare il via a una serie di programmazioni al risparmio che implicheranno persino alcune limitazioni sui turni di guardia medica nei reparti di degenza. Vale a dire che, nelle ore notturne e per i giorni festivi, i medici in alcuni reparti di degenza saranno disponibili, per urgenze ed emergenze, solo su chiamata. Telefonica s’intende. E con la clausola che il medico dovrà raggiungere il reparto entro trenta minuti dalla sollecitazione. Insomma: una gara contro il tempo, alla faccia del malato.
Nella lunga lista delle voci che compongono le specialità dove le guardie mediche saranno lesinate rispetto a quanto ancora offerto oggi, ce ne sono anche di particolarmente delicate e singolari tanto da essere definite «salva-vita». Vedi il Dea cardiologico pediatrico, la chirurgia endoscopica, la chirurgia toracica, la nefrologia e dialisi, l’elettrostimolazione cardiologica e la camera iperbarica. Mentre sono esclusi i servizi di rianimazione e terapia intensiva dove è obbligatorio lasciare il medico di guardia. L’ultima parola sui turni in economia che vuole instaurare il general manager del nosocomio, Ubaldo Montaguti, spetterà ai sindacati che rappresentano il personale operativo all’Umberto I, sia universitario che ospedaliero.
Ma subito dopo la ricezione del carteggio di Montaguti inviato a triplice e autonomi di comparto, qualche sindacato fa la bocca storta. «La reperibilità a chiamata del personale medico non dà garanzie né al paziente né al professionista, perché - asserisce Gianni Romano, segretario regionale della Fials Confsal - l’istituto in questione può essere utilizzato solo nel caso di una necessità d’incremento di personale: necessità che si stima all’occorrenza, ma non come regola da estendere ai reparti ospedalieri».
«Qui abbiamo notato - prosegue il sindacalista - che nei turni di disponibilità si inseriscono pure specialità salva-vita, e riteniamo che sia a dir poco inaudito. Cosa potrebbe accadere di qui a poco? Il rischio che si andrebbe a paventare per un paziente in emergenza sarebbe quello che, in caso di crisi, rischierebbe di essere trasportato al Pronto soccorso per essere curato. Oppure un medico del Dea sarebbe costretto ad abbandonare le attività e correre in reparto a soccorrere il paziente acuto. Il risultato di entrambi i contesti è analogo: vengono comunque rallentate le attività di assistenza con il rischio per il malato di provocare un ulteriore danno per via di un ritardo nell’intervento».
Già il ragionamento della Fials sembra filare ma chissà come si comporteranno le altre parti sociali contando che la tiritera che tiene banco è la medesima: razionalizzare le spese. Ma vediamo, calcolatrice alla mano, quanto l’istituzione di questo nuovo progetto di turnazione farebbe risparmiare all’azienda ospedaliera. Per un turno notturno si spendono per un medico presente 39,15 euro l’ora per cui, contando le 12 ore canoniche, l’esborso è di 470 euro. La pronta disponibilità che il manager del nosocomio vorrebbe attuare in sostituzione dà diritto a un’indennità di tutt’altro peso: solo 20,66 euro per tutte le 12 ore. Un bel risparmio, ma a quale prezzo? «Se malauguratamente le condizioni fisiche di un paziente ricoverato dovessero peggiorare tanto da richiedere l’intervento di uno “specialista a chiamata” allora, tutti, dovremmo sperare che - incalza il sindacalista - il medico arrivi in tempo. Questo per dire che non si può risparmiare sulla pelle dei malati».