Policlinico, l’autogol della giunta Marrazzo

Claudia Passa

Si trasforma nell’ennesima gaffe il timido contrattacco della Giunta Marrazzo sullo stipendio «d’oro» del nuovo direttore generale del Policlinico Umberto I. Per replicare alle accuse di Andrea Augello e Fabio Rampelli (An) - che avevano denunciato un ingaggio maggiorato del 30 per cento rispetto a quello del suo predecessore e suscettibile di perplessità sotto il profilo giuridico - l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia ha infatti chiamato in causa un ulteriore contratto. «Augello dovrebbe sapere - afferma Battaglia - che abbiamo applicato lo stesso contratto che la sua giunta approvò per il Policlinico Tor Vergata».
Mai sortita fu più improvvida. Già, perché il contratto per Tor Vergata che Battaglia prende a modello per giustificare l’ingaggio-record del manager dell’Umberto I, non porta affatto la firma di Francesco Storace, bensì quella del suo predecessore Piero Badaloni. Sì, proprio lui, quello che al centrodestra ha lasciato in eredità un buco nella sanità che secondo l’opposizione ammonterebbe a circa il doppio rispetto a quello di cui Marrazzo si va lamentando ad ogni piè sospinto. Non solo: il contratto in questione fu sottoscritto nell’aprile 2000, cioè prima che entrasse in vigore il decreto del 2001 che equiparando i policlinici alle altre aziende ospedaliere fissa in 185mila euro (bonus inclusi) la retribuzione massima annua di un direttore generale, contro i quasi 270mila che il neo-nominato potrebbe raggiungere.
«Quella dell’assessore Battaglia è una sortita coraggiosa ma sfortunata - affermano Augello e Rampelli -. Oltre a ciò, nessuna spiegazione convincente è stata fornita rispetto non soltanto all’opportunità politica dell’immotivata crescita della retribuzione del nuovo direttore, ma neppure si è trovato qualcuno capace di argomentare come siano conciliabili queste procedure con i tetti fissati dai decreti. C’è infine una questione - chiosano gli esponenti di An -, ancor più incomprensibile, che abbiamo messo in evidenza e sulla quale obiettano anche alcune organizzazioni sindacali: perché la nomina sia stata fatta dal rettore dell’università, con l’assenso del presidente della Regione, quando, essendo finito il quadriennio di sperimentazione, la legge prevede una procedura esattamente inversa». «Immaginiamo che Marrazzo e Battaglia - conclude la coppia dei centravanti di sfondamento di An - debbano approfondire con più attenzione, sia sul piano delle conseguenze politiche che in punta di diritto, tutti i risvolti di questa loro nuova performance retributiva: siamo infatti determinati, visto che nessuno fornisce una risposta accettabile, a interessare la Corte dei conti affinché accerti se esistano responsabilità di danno erariale nell’iter fin qui seguito».
Per il secondo giorno consecutivo, dall’opposizione sono piovute critiche fragorose nel silenzio assordante di Marrazzo e della sua maggioranza. Alessandro Foglietta (An), presidente della Commissione Sanità nella scorsa consiliatura, oggi europarlamentare, nel replicare a Battaglia ricorda che «non soltanto non fu la Giunta Storace ad assentire al contratto del direttore di Tor Vergata, ma quel contratto non era modificabile in nessun modo da parte del centrodestra neppure a partire dal 2001, non potendo certo intervenire retroattivamente sui contratti stipulati fino al 2000». Francesco Saponaro, consigliere della Lista Storace, sollecita «nell’interesse stesso della maggioranza e dell’immagine della Regione, un blocco alle nomine fino a settembre, in modo da fermare questo stillicidio di costose ingenuità che stanno devastando la credibilità dell’istituzione». Dalle file dell’Udc, invece, è il capogruppo Luciano Ciocchetti a definire il governo regionale «una comitiva di improvvisatori che da tre mesi è impegnata esclusivamente nell’occupazione di posizioni di potere e nella moltiplicazione delle relative retribuzioni». Marrazzo, dal canto suo, continua a tacere. Questo vuol dire qualcosa?