Policlinico, nuova tempesta su Marrazzo

Claudia Passa

Ingaggio record per il nuovo direttore generale del Policlinico Umberto I, Umberto Malaguti, che ogni anno guadagnerà il 30 per cento in più rispetto al suo predecessore. E sostanzialmente un bluff la delibera regionale sugli incarichi al personale di staff, tanto annunciata eppoi confezionata dagli uffici due ore prima dell’approvazione, licenziata e tenuta praticamente in sordina con una diffusione alla stampa solo parziale, visto che i tre «guru» della comunicazione non hanno visto intaccato di un centesimo il loro compenso (150mila euro l’anno), e la possibilità di acquisire direttamente dall’esterno il personale è attestata al 20 per cento.
A pochi giorni dalla «reprimenda» dei Ds sulle «spese allegre» di alcune nuove regioni rosse - Lazio in primis - arriva dalle file di An il nuovo atto d’accusa contro Piero Marrazzo. In particolare da Fabio Rampelli e da Andrea Augello. «Si apre la seconda fase dell’operazione stipendi d’oro - affermano gli esponenti di An -. Quanto all’ingaggio del nuovo manager del Policlinico, non è chiaro il quadro giuridico in cui ci si è mossi per giustificare lo stipendio. Il trattamento economico dei direttori generali dei Policlinici dovrebbe essere assimilato a quello dei direttori delle Asl, che non possono percepire più di 150mila euro l’anno, oltre a un incremento del 20 per cento in caso di raggiungimento degli obiettivi. Oltre a ciò la Regione può integrare la retribuzione con altri 5mila euro l’anno. Tutto compreso - chiosano Rampelli e Augello - fa al massimo 185mila euro l’anno. Non è chiaro perché Montaguti potrebbe arrivare a quasi 270mila euro».
La denuncia ha sollevato un vespaio di polemiche. Ma se dall’opposizione, dai Comunisti italiani e persino dalla Fials sono piovuti strali sull’ex anchorman di Rai3, nessuna voce - neppure la sua - s’è levata dalla Pisana per smentire o giustificare quanto sostenuto dai due consiglieri di An. «È in atto da parte di Marrazzo e della sua Giunta un tentativo spudorato di occupare tutti gli spazi senza una logica politica e programmatoria - sbotta Luciano Ciocchetti, capogruppo Udc -. Quello che sta accadendo nella sanità è grave e deprecabile». Francesco Aracri, di Allenza nazionale, si dice «stupefatto dalla vicenda del Policlinico. Possibile che dopo settimane di polemiche sui livelli delle retribuzioni pubbliche raccolte persino da un pronunciamento unanime del Consiglio nazionale dei Ds - si chiede Aracri -, Marrazzo abbia ratificato una nomina con annessa maggiorazione del 30% dello stipendio? C’è qualcosa di inspiegabile in questa ostinazione. Lo dico senza intento polemico. Perfino con preoccupazione, perché l’impressione prevalente è che nel Lazio non ci sia più una classe di governo degna di questo nome».
Se a destra piangono, a sinistra non ridono. Prendendo spunto dalla polemica, infatti, il capogruppo del Pdci Alessio D’Amato ha colto al volo l’occasione per chiarire che «le retribuzioni dei dirigenti delle Asl erano tra le più elevate in Italia già nella passata legislatura, secondo i dati diffusi da un’indagine del Sole 24 Ore, e un loro ulteriore incremento lo considererei quindi ingiustificato e indifendibile. Resto pertanto profondamente convinto che occorra sempre di più stabilire, attraverso norme legislative, dei tetti massimi per i dirigenti e per i direttori generali delle Asl. In questo caso l’assestamento di bilancio è un’occasione utile per fare chiarezza nella vicenda». L’appuntamento al varco è fissato, dunque. E l’aria che tira non è delle migliori, se è vero che Gianni Romano, segretario generale della Fials Roma, sostiene che «il contratto stipulato dal rettore dell’Università di Roma con il nuovo direttore generale del Policlinico appare nullo di diritto, poiché la nomina è prerogativa che spetta alla Regione Lazio». Che in questo caso, spiegano i consiglieri di An, avrebbe «condiviso» il provvedimento.