Policlinico in vendita? Un affare molto strano

L’ospedale è di proprietà del Demanio, «La Sapienza» ha solo «l’uso assistenziale». Ma Montaguti va avanti. Critici i sindacati

Antonella Aldrighetti

Fanno sempre sorridere quei filmati in cui il principe Antonio de Curtis, in arte Totò, interpretando la parte di un goffo faccendiere cerca di rifilare a un malcapitato avventore, spacciandola per propria, la Fontana di Trevi. La vendita «lottizzata» del Policlinico Umberto I, ora alle fasi preliminari dello studio di fattibilità, li ricorda un po’. Già perché anche in questo caso la bizzarria sta nel fatto che una porzione del «bene Policlinico», al centro di un progetto di dismissione patrimoniale, è di proprietà del demanio statale e non di chi ha incaricato l’indagine di mercato per la valutazione immobiliare e la successiva cessione. Infatti tutti gli immobili del nosocomio sono stati, anni orsono, concessi dal demanio in comodato d’uso perpetuo all’università «La Sapienza» a esclusivo uso assistenziale.
Vale a dire che la Sapienza non può gestirli, né destinarli ad altro uso, e tantomeno l’azienda ospedaliera che ne usufruisce. O meglio, non potrebbe. E il perché è presto detto: il general manager dell’Umberto I, Ubaldo Montaguti, ha dato mandato a tre professionisti chiamati appositamente da Bologna, esperti di estimo e ricerche strategiche immobiliari, di avviare un’indagine a tutto campo per stilare un progetto che acquisisca le valutazioni possibili per vendere o, precisamente, «dismettere una porzione del complesso ospedaliero identificato nell’Area di Malattie infettive acquisendo indicazioni circa le nuove funzioni da insediare in tale area, il dimensionamento dell’intervento edilizio da realizzare, il valore immobiliare ottenibile e i costi da sopportare».
Questo il succo di quanto si apprende dalla lettura della delibera n. 412 a firma dello stesso Montaguti, che prosegue inoltre con la precisazione di una seconda fase progettuale dove salta fuori «l’obiettivo di esplicitare i profili di fattibilità e convenienza dell’area, attualmente occupata dai reparti di malattie infettive, a servizi logistici e commerciali con aree destinate a parcheggio e foresteria». Solo il progetto preliminare di indagine, che verrà stilato per la dismissione dall’architetto Stefano Stanghellini e per la parte riorganizzativa, dalla società Creta degli architetti Laura Gabrielli e Sergio Copiello, costerà alle casse del nosocomio poco più di 120mila euro.
E si tratta solo di un primo approccio che lascia perplessi i sindacati, che invocano «l’intervento immediato dell’autorità giudiziaria mirato a fermare l'operato del manager perché - spiega Giuseppe Polinari, segretario della Cisas università - lo stato finanziario del Policlinico, su un rosso fisso 250milioni di euro, non consente margini di manovra, se non quelli relativi a un progetto di rilancio che però il direttore generale non ha ancora avviato a un anno dal suo insediamento». A garanzia e tutela di un bene dello stato scende invece in campo il segretario regionale della Fials Confsal, Gianni Romano, che chiama in ballo il governatore Piero Marrazzo perché «il direttore generale non può vantare alcuna titolarità di vendita e tantomeno cambiarne la destinazione d’uso, visto che l’operazione - precisa il sindacalista - sarebbe prerogativa di un tavolo interistituzionale che andrebbe a imbastire un processo lungo e tortuoso con le numerose parti interessate».
«Nessuna procedura lunga e tortuosa» rilancia Montaguti, che non ci sta e preannuncia l’approvazione di «una legge per consentire il trasferimento degli immobili del Policlinico dal demanio all’università. Dopodiché - specifica il manager - sarà l’affidamento successivo dell’università all’azienda che consentirà di affinare il piano di ristrutturazione con la concessione dell’area in questione». Quindi per il manager non c'è nulla di nuovo sul quale discutere («è un progetto condiviso da Regione, Comune e Università»). Ma allora è lecito domandarsi: se si tratta di un piano condiviso da più parti, i consulenti a cosa servono?