Poligamia, allarme anche dagli islamici

Scialoja (Lega musulmani): si rischia un’importazione del fenomeno L’Ucoii e la sinistra difendono il testo Il Polo: basta umiliare le donne

da Roma

C’è il pericolo di una «criptoimportazione della poligamia in Italia». E che le donne «si trovino ad essere seconde o terze mogli e vittime di oppressioni». Mario Scialoja, presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale, ha lanciato il suo allarme durante l’audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera, dove si discutono le proposte di legge di Valdo Spini (Ulivo) e Marco Boato (Verdi) sulla libertà religiosa. Il pdl prevede la registrazione nei Comuni dei matrimoni celebrati da rappresentanti delle altre religioni. L’articolo più controverso è il numero 11 del pdl 36, primo firmatario Boato, in cui si propone che durante il matrimonio i due sposi possano chiedere che gli articoli del codice civile riguardanti il matrimonio, con i diritti e i doveri dei coniugi, siano letti non durante il rito, ma al momento della pubblicazione.
Ieri è stato il giorno delle audizioni in commissione dei rappresentanti della Consulta islamica, l’organismo di consulenza del ministero dell’Interno sull’islam. Scialoja ha chiarito che a suo avviso le norme sul matrimonio di altre religioni sarebbero «più materia di un’intesa che non del progetto di legge». E che il matrimonio secondo il rito islamico è «un atto notarile e non un matrimonio religioso».
Non c’è nessun rischio poligamia invece per Nour Dachan, presidente dell’Ucoii, l’Unione delle organizzazioni e comunità islamiche in Italia: «Mi è stato difficile capire le polemiche. Una legge sulla libertà religiosa è un taglio alla poligamia, perché quando si registra il matrimonio diventa ufficiale». E anche Boato è tornato a difendere la sua proposta di legge: «Neanche una virgola della norma lascia il sospetto di una qualche accondiscendenza a forme di poligamia».
Carlo Giovanardi (Udc) invece avverte: «Ho raccolto l’appello appassionato di tante associazioni musulmane perché questa legge non legittimi né direttamente né indirettamente l’introduzione in Italia di forme di umiliazione delle donne come quelle della poligamia, così come sostenuto da associazioni fondamentaliste come l’Ucoii».
Secondo Maurizio Gasparri (An) una legge del genere «rischia solo di creare problemi, senza risolvere alcunché. Basterebbe piuttosto rivedere il nostro codice civile, quindi norme laiche vigenti - chiarisce - per rendersi conto che pratiche in uso presso altri popoli non possono essere ammesse nel nostro Paese». Il «paradosso», aggiunge Patrizia Paoletti, di Forza Italia, è che «sono gli stessi islamici a chiederci di prendere tempo, di ragionare sui punti oscuri di una legge che presenta degli aspetti da approfondire con maggiore attenzione». Per Angelo Alessandri, presidente federale della Lega, è invece l’intero impianto dei progetti di legge a non essere condivisibile: «Non c’è dialogo senza reciprocità. L’islam non è compatibile con la nostra cultura».
Le comunità islamiche però frenano sulle interpretazioni della legge. Anche il Coreis, con Yahya Sergio Pallavicini, dice che è «una forzatura interpretativa voler a tutti costi leggere quell’articolo (il numero 11, ndr) come una possibile legittimazione della poligamia». Tra un mese i rappresentanti della Consulta islamica verranno ascoltati ancora dalla commissione.