Poligamia, scoppia la bufera sulla comunità islamica

Una donna racconta nel suo blog di essere stata ripudiata da suo marito attraverso un sms, con cui si sarebbe unita in matrimonio in moschea. L'uomo è il segretario dell'Ucoii, Hamza Piccardo. Lui querela

Aveva rivelato tutto della loro storia. Il matrimonio e soprattutto il divorzio, naturalmente islamici. Una storia araba, in apparenza; in realtà italianissima, non solo perché si è svolta nel nostro Paese, ma perché vede protagonisti due nostri connazionali. È lei a raccontare tutto sul blog Haramlik. Lia, questo il suo pseudonimo, si era ripromessa di non rivelare il nome dell’uomo, già sposato, che l’ha ripudiata con un sms e compensi di poche centinaia di euro anziché i tradizionali alimenti. Ora quel nome è di pubblico dominio. E non potrebbe essere più pesante: Riccardo Hamza Piccardo, segretario dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, ovvero una delle associazioni musulmane più radicali e controverse attive nel nostro Paese. A rivelarlo è Magdi Allam, sul Corriere della Sera, che pubblica lunghi estratti dell’email che Lia ha inviato a Piccardo il 7 ottobre 2006, ma che sul blog non è mai stata pubblicata. Allam non rivela come l’abbia ottenuta. Ma che sia vera non sembrano esserci dubbi. Lia si chiude in un amareggiato silenzio, il leader dell’Ucoii rilascia dichiarazioni infuocate alle agenzie di stampa e annuncia querela al vicedirettore del Corriere della Sera. «Si tratta di una gravissima violazione della mia persona - si sfoga con l’Adnkronos -. Anche se avesse prove sul fatto che sono io quella persona, non ha alcun diritto di fare quello che ha fatto». Ma nel merito non smentisce. «Si parla di un rapporto tra adulti che non aveva rilevanza legale». Già, perché il matrimonio contratto di fronte a un imam non è riconosciuto dallo Stato italiano. «Un rito in moschea - continua - può essere l’espressione di un desiderio, un modo di esternare un sentimento che molti vivono e che però preferiscono nascondere». E ancora: «A tanti è capitato di avere una storia. In questo ambito ci possono essere delle promesse fatte in buona fede, delle intenzioni davanti a Dio, che poi può capitare che non si concretizzino. Tutto questo rientra nella sfera del privato di ciascuno». E comunque «non è un atto che ha valore civile». Dunque «la poligamia non c’entra», afferma perentoriamente. Sarà, ma Lia, nel suo blog, la pensava diversamente. Perché Piccardo - ammesso che sia proprio lui - una moglie l’ha già. E perché «le promesse fatte davanti a Dio» hanno una valenza sacra, soprattutto se chi le formula è credente. Di certo la vicenda lo scuote. Dimissioni? «Non se ne parla proprio. Nessuno me le ha chieste. Anzi, continuo a ricevere la solidarietà dei fratelli e delle sorelle». È la forma che li indigna ovvero il modo in cui è stata rivelata; non la sostanza. Perché per molti di loro, soprattutto quelli vicini all’Ucoii, la poligamia è naturale ed è prevista nel Corano. Paradossalmente nemmeno Lia la rinnega e anzi afferma di aver condotto la sua battaglia su Internet per difendere i diritti delle donne islamiche. Non la pensa così il mondo politico italiano e nemmeno, ovviamente la Chiesa. La Casa delle libertà insorge. Maurizio Lupi, assieme ad altri deputati, presenta un’interrogazione al presidente del Consiglio. «Le storie raccontate ieri dal Corriere della Sera e dal Giornale - afferma - sono, quasi certamente, solo la punta dell’iceberg. Il governo deve intervenire per evitare il proliferare di un fenomeno palesemente contrario al nostro dettato Costituzionale ». Michaela Biancofore critica l’Ucoii ma in vita a non generalizzare: è sbagliato credere che tutti i musulmani siano su queste posizioni. Al contrario, molti imam e diversi rappresentanti della Consulta hanno un approccio ragionevole e costruttivo. L’imam Yahya Pallavicini della Coreis (la Comunità religiosa islamica) ritiene che la poligamia «non sia praticabile e non debba essere promossa tra i musulmani d’Italia». A sinistra parla il diessino Valdo Spini, che insiste sulla necessità di varare una nuova legge «per conciliare l’Islam con il codice civile». Tutti però concordano: anche se non è riconosciuta ed è difficilmente perseguibile, la poligamia in Italia, di fatto, esiste.