La politica che resiste: il nuovo anno nuovo inizia coi partiti vecchi

Forza Italia va «verso il Popolo delle Libertà», cerca altri consiglieri, ma aspetta l’ufficializzazione del nome

Se alla fine del 2007 sembrava giunta l’ora delle rivoluzioni politiche, il 2008 inizia con i vecchi partiti. Almeno in Liguria, almeno a Genova. Finora solo piccoli passi di avvicinamento al Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi e al Partito Democratico di Walter Veltroni. A sinistra, per la verità, ad ogni piccolo passo in avanti corrisponde una frenata dei diretti interessati.
Perché ad esempio in Regione Liguria, Luigi Morgillo, capogruppo di Forza Italia, ha già annunciato il cambio di nome al suo gruppo consigliare, modificandolo in «Forza Italia verso il Popolo delle Libertà», proprio come da suggerimenti del leader. Non solo, sui fax che arrivano dall’ufficio di via Fieschi esce anche la dicitura stampata a pie’ di pagina «verso il Popolo della Libertà». «Se è per questo ho anche già fatto la comunicazione all’ufficio di presidenza dell’assemblea legislativa - specifica Morgillo -. Attendo che ne prendano atto, anche perché non ci sono certo problemi, visto che il nome di Forza Italia resta presente». Chi invece non ha ancora «obbedito» alle direttive è Claudio Gustavino, capogruppo dell’Ulivo, che non ha ancora portato il «Partito Democratico» in aula, come pure si erano più volte augurati sia i vertici romani sia Mario Tullo, segretario ligure della nuova formazione di centrosinistra. «Eravamo già in vantaggio - scherza Gustavino -. Un anno fa siamo stati i primi a creare il gruppo unico dell’Ulivo. Non sarà un problema arrivare dopo stavolta. Intanto entro i primi mesi del 2008 si farà tutto».
Perché aspettare ancora dunque? Forza Italia sta preparando la federazione dei gruppi. Una sorta di blocco unico pur nel rispetto delle differenze delle singole formazioni. «Entro fine gennaio potrebbe essere realtà - conferma Morgillo -. Con ingressi importanti». Sandro Biasotti, senza dubbio. «Non solo lui», è la risposta ermetica del capogruppo. Che probabilmente pensa ad Alessio Saso, oggi in An, e ai due consiglieri Udc Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro. E dall’altra parte? Il gruppo del Pd significherebbe due importanti perdite. Certamente quella di Rosario Monteleone, ulivista convinto ma altrettanto fermo nel suo «no» al Pd. Il consigliere potrebbe addirittura uscire dalla maggioranza che sostiene Claudio Burlando, tutto dipenderà dalle scelte nazionali di Lamberto Dini. L’altra perdita è per un singolo. Fabio Broglia infatti, che pure del Pd è dirigente nazionale, continua a restare nel suo gruppetto dell’Italia di Mezzo, da tempo inesistente come partito anche a livello nazionale, insieme al collega Luigi Patrone. Una scelta che significa soprattutto soldi pubblici (circa 45mila euro ogni tre mesi) pagati dalla Regione per le spese di funzionamento e per gli stipendi degli impiegati. «È chiaro che se si toccano gli assetti c’è sempre chi guarda a cosa ci rimette, e quindi non c’è fretta a fare i cambi - spiega Gustavino -. Eppure per Broglia posso garantire che non farebbe resistenza alcuna, lui è molto coerente. Così come Monteleone, che ha sempre chiarito la sua posizione contraria al Pd». Insomma, se nessuno dice niente, a sinistra si guardano bene dal far presente il caso ligure.