LA POLITICA DEI DUE FRONTI

È interesse di tutti comprendere cosa significhi l'attivismo di Pier Ferdinando Casini e dove vada a parare. È forse utile per migliorare la politica italiana? Giova al centrodestra al cui successo il Presidente della Camera ha finora lealmente contribuito? Rafforza il bipolarismo, elemento essenziale del gioco democratico?
Certo è che il leader Udc è oggi proteso a espandere il suo partito e a rinvigorire la sua leadership nell'opinione pubblica e nella stessa alleanza di centrodestra. Si tratta, come è ovvio, di obiettivi legittimi per un esponente di primo piano che cerca di soddisfare le sue ambizioni politiche. Le questioni irrisolte restano però il modo in cui tali ambizioni sono perseguite e gli effetti che ne discendono.
Rafforzare l'Udc che finora ha conseguito modesti consensi elettorali è di per sé un obiettivo positivo. Ma ritenere che l'eventuale incremento di voti (supponiamo, con ottimismo, dal 5 all'8 per cento) dia diritto a proporsi come premier in caso di vittoria del centrodestra, non può che far sorridere chiunque ragioni secondo la logica elementare della democrazia che vuole che il Paese sia guidato da chi raccoglie i maggiori consensi elettorali.
Ma dietro le provocazioni messe felicemente in piazza da Casini è forse possibile intravedere un più complesso disegno strategico che supera l'attualità e occhieggia in qualche modo il ruolo che fu della Democrazia cristiana nei quarant'anni della Repubblica: governare dal centro giocando permanentemente sui due fronti.
Il leader cinquantenne potrebbe in effetti puntare sul raggruppamento dei vari spezzoni centristi di ascendenza Dc, magari coinvolgendo anche piccole forze oggi collocate nel centrosinistra, con l'obiettivo di formare un medio blocco parlamentare che diverrebbe indispensabile per formare sia maggioranze di centrodestra che di centrosinistra.
Non sappiamo in che misura la tentazione dei due forni sia oggi presente nel leader Udc quale carta da giocare nell'ipotesi del rimescolamento che molti osservatori danno per probabile se la crisi italiana si accentua, indipendentemente dalla vicenda politico-elettorale. Ma abbiamo la sensazione che tali arzigogoli non gioverebbero alla democrazia italiana oltre che alle fortune della Casa delle libertà a cui pure Casini sembra essere affezionato.
In realtà, il fatto da cui nessuno può prescindere è che l'alleanza di centrodestra, se vuole affrontare con forza l'Unione, deve rimuovere al suo interno le conflittualità, le riserve e le gelosie che in passato hanno indebolito la maggioranza e il governo. E Casini è un politico troppo avveduto e responsabile per ignorare gli effetti che i suoi ondeggiamenti inevitabilmente producono.
La democrazia italiana, oggi più che mai, ha bisogno di confronti limpidi di schieramenti, di programmi e di leader. Sarebbe devastante se, a partire dal sistema proporzionale, Casini buttasse a mare la maggiore conquista istituzionale di questi tempi, il bipolarismo, con i ruoli di maggioranza e opposizione ben distinti e definiti dal responso elettorale. E tradirebbe anche la fama di cattolico liberale a cui pure tiene se tentasse, lui come chiunque altro, di stabilire un legame privilegiato con le gerarchie ecclesiastiche coltivando l'illusione di effimeri benefici elettorali.
m.teodori@agora.it