Politica e gossip: la Carfagna vuole lasciare

La titolare delle Pari opportunità potrebbe dimettersi dal governo e da
deputato. A motivare la decisione tensioni coi vertici campani e
nazionali del Pdl. Lunga telefonata di Berlusconi da Lisbona: "Appena
torno sistemiamo tutto". E lei assicura: "Io mai nel Fli"

nostro inviato a Lisbona

Quasi quaranta minuti di telefonata con Mara Carfagna. E poi un veloce giro di chiamate a Bondi e Verdini per cercare di sistemare l’ennesima grana. L’arrivo di Silvio Berlusconi all’aeroporto militare di Lisbona dove si tiene il vertice Nato non è proprio come il Cavaliere se l’aspettava. Mentre l’Airbus del premier è in volo tra Italia e Portogallo, infatti, un’agenzia di stampa batte la notizia che la Carfagna sarebbe a un passo dalle dimissioni da ministro e pronta a lasciare il Pdl. Notizia di fatto confermata dal freddo «no comment» dei suoi più stretti collaboratori che in caso si sarebbero affrettati a smentire.

Il premier, che nell’ultima settimana ha incontrato la Carfagna almeno quattro volte per cercare di dirimere la difficile situazione della Campania, la chiama appena l’aereo tocca terra. Non è il momento delle divisioni, non sono giorni in cui aprire fronti che possono solo acuire i problemi di un governo che ha già davanti lo scoglio della fiducia il 14 dicembre, è il senso delle parole di Berlusconi. Ma lei, almeno sulle prime è irremovibile: non ne posso più, è un anno e mezzo che va avanti lo stillicidio nei miei confronti da parte dei vertici del partito. Il ministro per le Pari opportunità fa nomi e cognomi: Denis Verdini, Ignazio La Russa e Nicola Cosentino mi fanno una guerra senza quartiere al punto che sono nella condizione di non poter fare politica nella mia regione nonostante le 58mila preferenze che ho preso.

Il Cavaliere prova a placarla, a spiegarle che ormai lei ha «un profilo nazionale» e dovrebbe ragionare di conseguenza. Poi le assicura che si occuperà della vicenda e i due si aggiornano all’ennesimo faccia a faccia in programma a inizio della prossima settimana.
Il caso si sgonfia, anche perché i tre coordinatori del Pdl Verdini, La Russa e Sandro Bondi escono - come chiede il Cavaliere - con dichiarazioni di sostegno alla Carfagna. E piena solidarietà alla collega manifestano anche i ministri Brambilla, Frattini, Gelmini e Prestigiacomo. I malumori, però restano tutti. E il caso è ovviamente destinato a riaprirsi. Lo scontro in corso, infatti, è durissimo. Perché in Campania la Carfagna e il coordinatore regionale Cosentino non si sono mai presi. Per molte ragioni, tra cui anche il suo rapporto d’amicizia con il pasdaran finiano Italo Bocchino su cui il gossip s’è più volte sbizzarrito. Proprio lui, sono convinti a via dell’Umiltà, avrebbe «veicolato» la notizia delle dimissioni della Carfagna poi non smentita dal ministro. Considerazioni girate anche al Cavaliere che qualche dubbio lo manifesta, anche perché dopo il chiarimento di giovedì pomeriggio a Palazzo Grazioli la questione sembrava essere risolta.

Terreno dello scontro era stato il decreto sui rifiuti, con la decisione (non sgradita al ministro) di affidare la gestione dei termovalorizzatori al presidente della Regione Caldoro e non ai presidenti delle Province interessate. Insomma, secondo i vertici del Pdl si tratta di un vero e proprio «fulmine a ciel sereno». Con l’aggravante che la Carfagna avrebbe fatto gestire una parte della partita a Bocchino. Si rincorrono ancora, dunque, i gossip (e c’è chi arriva a dire che il libro di Paolo Guzzanti in uscita a giorni potrebbe riservare altre sorprese). Tanto che gli avversari della Carfagna puntano il dito sui circa 20 milioni di euro dirottati sul suo ministero grazie a un emendamento del Fli. Grazie, dice Alessandra Mussolini, «alla sua liaison con Bocchino che sta mettendo il partito a rischio».

Sono in molti, infatti, a sostenere che la Carfagna sarebbe arrivata a minacciare le dimissioni su input di Bocchino e solo per mettere in difficoltà Berlusconi durante un appuntamento internazionale. La diretta interessata smentisce categoricamente. E lo fa in primo luogo con il Cavaliere durante la loro lunga telefonata: «Non farò alcun atto che possa indebolire il governo e non passerò mai nel Fli. Piuttosto mi dimetto da parlamentare».