«Una politica estera insostenibile»

Roma - Forza Italia «sta riflettendo». Perché, spiega il presidente dei senatori azzurri Renato Schifani, «il voto di martedì a Palazzo Madama non riguarda solo il rifinanziamento della missione in Afghanistan» ma «la politica estera del governo nel suo complesso». E oggi, dopo la vicenda Mastrogiacomo, «lo scenario è del tutto cambiato».
Insomma, resta l’ipotesi dell’astensione?
«La decisione finale sarà presa solo martedì. Certo è che questa politica estera è ormai insostenibile».
Neanche un mese fa, però, alla Camera avete votato sì. E non è che non foste critici verso l’esecutivo. Cosa è cambiato?
«Il sequestro Mastrogiacomo è stato il punto di svolta. Pur di salvaguardarsi, perché sapeva che su quella vicenda poteva cadere il governo, Prodi l’ha gestito in maniera spregiudicata e monopersonale esautorando pezzi dello Stato come il Sismi e le diplomazie ufficiali, utilizzando un canale anomalo come Emergency e chiedendo al governo Karzai di abiurare a determinati principi concedendo la libertà ai terroristi talebani che oggi gridano alla vittoria. Tant’è che Prodi è andato allo scontro anche con alcuni ministri, uno per tutti il titolare della Difesa Parisi».
Casini, però, sostiene che affossare il decreto sarebbe «irresponsabile» perché porterebbe al ritiro dei nostri militari. Una scelta, dice, che anche il Ppe non capirebbe.
«Che si torni a casa se decade il decreto è solo un mito. Si può infatti approvare in brevissimo tempo una leggina ad hoc e per quanto riguarda la copertura provvisoria mi risulta che la Difesa non abbia problemi di fondi».
E il Partito popolare europeo?
«Al Ppe credo che interessi soprattutto che cada un governo di sinistra che certo non li rappresenta. Anche loro, peraltro, sanno bene che i militari italiani sarebbero certamente più tutelati da un nuovo esecutivo visto che oggi l’Italia è diventata l’anello debole dell’alleanza. I problemi di cui Casini dovrebbe preoccuparsi credo siano altri».
Per esempio?
«Evitare di dare al governo l’ennesimo alibi per tirare avanti».
Si spieghi.
«C’è stata una crisi sulla politica estera con il governo che ha riottenuto una fiducia ipocrita perché tutti sapevano che sull’Afghanistan l’autosufficenza chiesta dal Quirinale non ci sarebbe mai stata. Oggi ne abbiamo la certezza, visto che già sappiamo che martedì mancheranno tre voti alla fatidica quota di 158. E qual è l’alibi della maggioranza? Che su un provvedimento votato quasi all’unanimità non ha senso andare a fari i conti in tasca al governo. Ecco, è di questo che deve farsi carico Casini».
Che in effetti ha già detto che se l’Unione non dovesse avere 158 voti il governo dovrebbe dimettersi.
«L’ha detto, ma sa bene che non lo farà. Se votiamo sì, però, avremmo dato a Prodi l’alibi che cerca. E di questo Casini deve assumersene la responsabilità. Al contrario, se vogliamo creare i presupposti per far esplodere le loro contraddizioni dobbiamo fare in modo che il decreto passi con il minor numero di voti possibile. A quel punto, la mancanza della maggioranza politica non sarebbe più compensata da un voto condiviso».
Casini chiede agli alleati di votare l’ordine del giorno che presentarà l’Udc sulle nuove regole d’ingaggio. Il leghista Calderoli parla di «presa per il c...» perché i termini per presentare emendamenti e odg sono scaduti lunedì. Chi ha ragione?
«Il regolamento su questo è chiaro. Tant’è che Forza Italia e Lega i loro odg per chiedere armamenti più adeguati li hanno presentati da tempo. Altra cosa, invece, sarebbe riformulare gli odg già presentati».