La politica, il network e la clava

La questione della rete Telecom per il momento si chiude. Franco Bernabè ha deciso ieri di varare una riorganizzazione. Nessuno scorporo, nessuna societarizzazione. Il manager ha operato la scelta più ragionevole per l’azienda e per i suoi azionisti. Il presidente dell’Authority sulle comunicazioni, Corrado Calabrò, si è affrettato a commentare: «Risposte serie e concrete da parte del nuovo management». Tutto bene dunque?
Sì, ma con un retrogusto amaro che conviene ricordare. La rete Telecom, durante l’ultima fase dell’era Tronchetti, era stata manovrata come una clava da parte della politica per bastonare la vecchia proprietà. Si ha la sgradevole impressione che sulla rete si sia giocata una partita tutta di Palazzo e che la necessità di separarla nettamente da Telecom (addirittura venderla alla Cassa depositi e prestiti, come si disse) prenda più o meno forza in funzione della proprietà del gruppo.
Calabrò, il 9 giugno del 2006, in un’intervista al Sole 24 ore sponsorizzava una misura molto più dura, sul modello inglese, dove esiste un’entità separata che ha il compito di gestire la rete. Durante le trattative dell’estate del 2006 che vedevano Tronchetti impegnato a chiudere un accordo prima con Murdoch e poi con Telefonica, la rete Telecom era diventata il problema. Non si poteva immaginare un operatore telefonico, e per di più ex monopolista, con la piena proprietà dei cavi e delle centraline. Tanto che l’11 settembre del 2006 il cda di Telecom votò addirittura «la separazione da Telecom Italia della rete d’accesso locale wired mediante il conferimento del corrispondente complesso aziendale in una società controllata di nuova costituzione». Ma come? Ora la montagna partorisce questo topolino. È tutto finito?
Telecom si limita a creare una sorta di business unit al suo interno. Ripetiamo: dal punto di vista industriale cedere anche solo un pezzo di un’infrastruttura che garantisce al gruppo un ritorno del 40% sarebbe stato diseconomico. Ma rispetto a un anno fa cosa è cambiato? Non certo la presenza di grandi gruppi stranieri in Telecom: anzi il ruolo di Telefonica oggi è certificato da uno scambio azionario. L’unica discontinuità rispetto a un anno fa si chiama Marco Tronchetti Provera. In un Paese normale sarebbe bello che politica e Authority fossero istituzionalmente neutrali rispetto alla proprietà di un’azienda. In un Paese normale.