«Ma la politica non si fa in tribunale»

Il leader Udc: critico le coop rosse ma non sul piano giudiziario

Anna Maria Greco

da Roma

«Siamo garantisti sempre, non a intermittenza». Con uno scatto d’orgoglio, Pier Ferdinando Casini risponde decisamente a Silvio Berlusconi, secondo il quale gli alleati non l’hanno difeso abbastanza dagli attacchi del centrosinistra.
Quanto alla dichiarazione del premier di proseguire la battaglia perché «il caso non è chiuso», il presidente della Camera ribadisce: «Non seguirò il presidente del Consiglio in una campagna elettorale fatta dentro le aule dei tribunali».
I centristi, dunque, ancora una volta marcano la distanza dal resto della coalizione, rompono il fronte di centrodestra proprio mentre il leader di An, Gianfranco Fini, dichiara invece di appoggiare Berlusconi anche in questa ultima scelta strategica.
Loro no, non condividono la strada imboccata dal premier per denunciare il coinvolgimento dei vertici Ds nella vicenda della scalata Unipol alla Bnl. Quella di passare dal livello politico a quello giudiziario, per Casini, è una decisione da bocciare. E sull’errore non si deve perseverare.
In un'intervista al Tg2, il presidente della Camera respinge le critiche del Cavaliere e riafferma la posizione dell’Udc, di cui è il leader storico. Casini si trova a piazza Montecitorio per un concerto della banda della polizia, ma non si sottrae alle domande giornalistiche: intende, innanzitutto, ribadire che la fedeltà del suo partito non può essere messa in discussione dal Cavaliere.
«Credo che nessuno - dice - come Berlusconi abbia potuto constatare lungo 12 anni la solidarietà, nella buona e cattiva sorte, degli alleati che lo hanno difeso, sempre, troppo, dagli avversari».
Troppo, sottolinea il numero uno di Montecitorio, ricordando che ne sono venuti anche danni alla sua forza politica. «Credo che qualcuno - spiega Casini- ci critichi duramente proprio per un eccesso di solidarietà che abbiamo sempre rinnovato contro gli attacchi giustizialisti nei confronti di Berlusconi. Ma noi siamo garantisti sempre, non a intermittenza e nemmeno secondo le nostre convenienze del momento».
Quando gli chiedono se è disponibile a sostenere il premier nello scontro aperto con i Ds attraverso prima le dichiarazioni e poi le denunce alla magistratura, il presidente della Camera non esita a rispondere negativamente.
«Lo seguirò - assicura Casini - nel denunciare gli intrecci che nelle Regioni rosse ci sono tra cooperazione, amministrazione, partiti della sinistra. Questo, francamente, ho cominciato a farlo quando avevo i calzoni corti. Lo facevo venti anni fa, prima che Berlusconi scendesse in politica e continuerò a farlo. Su altre strade, in tribunale, certamente non lo seguirò. Perché quando la politica arriva nelle aule del tribunale rischia di morire».
Il leader centrista è dunque convinto che sia sbagliato dare battaglia agli avversari politici in ambito giudiziario e che non paghi neppure nella prospettiva elettorale.
«La critica, anche più dura, anche più ferma - insiste il presidente della Camera, sfoggiando ottimismo - deve essere tenuta sul piano politico. Possiamo vincere sul centrosinistra con serenità, con forza, facendo leva sui risultati, sulle cose realizzate e sui programmi per il futuro. Non su altre cose».
Casini va quindi per la sua strada, cercando di catturare quanti più voti moderati possibile. E in particolare quelli dei giovani ai quali è indirizzata la nuova campagna pubblicitaria dell'Udc attraverso gli sms. Il presidente della Camera presta la sua voce per lo spot radiofonico, che con cartoline e pubblicità sui settimanali per 10 giorni dal 17 gennaio chiederà ai cittadini di far conoscere le proprie idee inviando un messaggino dai telefoni cellulari al numero 338.3666919. I più interessanti saranno pubblicati sul sito del partito www.udc-italia.it e utilizzati sia per la stesura del programma che per la campagna pubblicitaria del partito.