La politica pensa ai Pacs ma snobba i nostri figli

Un recente saggio pubblicato da una autorevole rivista di pedagogia, rivela che, negli Stati Uniti d’America, oltre il 61% dei bambini tra i 3 e i 9 anni soffre di turbe comportamentali da solitudine. In Europa questa percentuale si abbassa fino al 35% di Malta, Spagna e Belgio, mentre in Italia, il 40% circa dell’intera popolazione infantile e pre adolescenziale soffre di questi disturbi di solitudine. Questo significa che 4 bambini su dieci soffrono di una mancanza di compagnia autentica e di reale affetto da parte dei loro genitori. E questo è un fatto grave.
Dalla introduzione della cosiddetta legge 194, chiamata con eufemismo criminale «legge sulla interruzione volontaria della gravidanza» il nostro popolo patisce, inoltre, un continuo quanto impressionante calo di natalità, a tal punto che questa tendenza demografica al ribasso è compensata unicamente dal numero sempre più imponente di immigrati che, arrivati in Italia, continuano a procreare anche in situazioni familiari e socio economiche difficili. Il risultato finale è che la popolazione italiana risulta sempre più composta da anziani e da adulti in età media tra i 44 e i 78 anni, che le giovani famiglie hanno sempre più difficoltà a procreare e che una buona percentuale dei nostri figli sotto i dieci anni soffre di solitudine. Non c’è da stare allegri.
La maggior parte degli adulti, oramai senza più grandi certezze nel futuro, sta lentamente imboccando il viale dell’abbandono del nostro futuro a culture, mentalità e religioni che, grazie a famiglie sempre molto numerose, invadono e plasmano sempre di più i nostri territori, le nostre regioni e le nostre città.
Certo, siamo aperti ad ogni confronto e capacità di tolleranza e di ospitalità, ma non è forse meglio saper tornare a far figli come atto d’amore e di responsabilità reciproca? Saperli educare ed immettere sul percorso della vita senza paure, in una compagnia amorosa fatta di legami e di affettività certe: questo è oggi il compito più duro ma più decisivo e rivoluzionario per l’educazione del nostro popolo e per la sopravvivenza di una intera civiltà.
La dignità di un popolo si misura dalla capacità di memoria che sa trasmettere ai propri figli. Un popolo senza memoria è un popolo senza radici e senza futuro. Forse è anche così che certi appelli per la difesa della nostra identità nazionale ed europea andrebbero intesi. Faremmo tutti meglio, infatti, a ridurre tanta comoda retorica ideologica a buon mercato, per por mano, ciascuno con il suo personale impegno di responsabilità, all’unica vera grande opera di costruzione di una civiltà matura che, inevitabilmente, passa ancora dalle famiglie e dai figli che in esse si sapranno educare. Con buona pace dei Pacs e delle senatrici e dei senatori cattolici di sinistra che li considerano priorità importanti. Forse sarebbe più urgente rivedere la 194.
Presidente Club Santa Chiara
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