MA IN POLITICA SERVE PAZIENZA

Confesso che, la scorsa settimana, quando ho difeso l’Udc subito dopo il voto sulle missioni all’estero, sapevo di andare a infilarmi in un ginepraio. Perchè anch’io, con la pancia, avrei voluto strozzare Casini, Cesa e i loro. Anch’io sognavo la spallata per mandare Prodi a casa e anch’io ci avevo fatto la bocca. Così come anch’io spero in Giovanardi.
Ma la spallata si è rivelata un miraggio e occorre ragionare sui numeri, non sulle speranze.
Carissima Maietta e carissimo Fassone, non è scaricando tutte le colpe sull’Udc che si vincono le elezioni successive. Personalmente, sono convinto che forse era possibile scaricare i centristi nella scorsa legislatura, quando Follini ha creato una crisi di governo incomprensibile in nome della «discontinuità». Ora no.
Ribadisco che, oggi, gingillarsi con il mito dell’autosufficienza senza Udc, rischia di essere la ripetizione del mito della spallata sull’Afghanistan. Una politica virtuale, fatta di speranze, senza tener conto di numeri e di contesto. Una politica, certo, molto più bella da pensare, spesso alta e nobile e quasi sempre ispirata da buona fede negli elettori che la auspicano.
Ma il compito dei giornalisti e ancor più dei politici è anche quello di precedere gli elettori, spiegando come stanno davvero le cose e di non creare false aspettative. Anche a costo di lasciare perplessi in prima battuta gli elettori. Se Silvio Berlusconi avesse seguito, anzichè anticipare, il suo popolo, l’alleanza del 2000 con la Lega non ci sarebbe mai stata e la Casa delle libertà non sarebbe mai nata. E il centrodestra sarebbe rimasto all’opposizione. Puro, duro e sconfitto.
Quindi, oggi, senza Udc non si va da nessuna parte. Lo dicono i numeri. Occorre invece cogliere lo spirito lealista nei confronti della Casa delle libertà che contraddistingue gli esponenti più rappresentativi dell’Udc ligure, dai consiglieri regionali Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro al capolista per il Comune Vincenzo Lorenzelli, passando per i capigruppo in Provincia a Genova e alla Spezia Andrea Cuneo e Alberto Maccagno. Chiunque dica il contrario, chiunque persegua il mito di un’impossibile autosufficienza, o è un visionario, o capisce poco di politica o vuole perdere. Noi no.