La politica si attivi per salvare la cultura

(...) non creare disordini per una semplice partita di pallone, manifestazione che invece di trasmettere valori sportivi ormai si riduce ad una battaglia insensata cui opporre soltanto una massiccia presenza di forze dell'ordine.
Chissà, forse con un po' più di attenzione per la cultura diffusa si potrebbero incanalare le energie della violenza stupida in qualcosa di utile e creativo. Se non sbaglio in Venezuela qualcuno c'è riuscito con la musica.
Un'altra assenza d'interventi è quella dei miei colleghi ai quali rivolgo l'invito a farsi sentire ed a dire la loro sulla proposta di legge sul prezzo del libro del sen. Ripamonti che al momento è la più favorevole per una possibile sopravvivenza delle nostre attività.
Certo non è esaustiva del più complesso problema di una politica della promozione della cultura diffusa, ma è un primo passo in avanti.
Viaggiando nel vasto mondo di Internet mi sono documentata sulle diverse politiche per la cultura in paesi come la Francia e la Spagna; in quest'ultima nazione per esempio l'Iva sui libri è stata ridotta all'1% e quella sui dischi è scesa dal 16 al 4%. In Francia, nell'ottobre del 2006, è stata condotta un'indagine sul comportamento d'acquisto di libri dei lettori francesi, da noi queste indagini non si fanno (articolo sulla rivista di marzo 07 «Il giornale della libreria»).
Chi è più addentro di me potrà magari illuminarci sulla nuova proposta di legge per l'editoria dell'on. Levi per capire bene a chi vanno e perché i contributi pubblici. I più lo sanno che tale legge prevede addirittura un abbattimento del 50% dei costi telefonici e che oltre i due terzi dei 500 milioni spesi dallo Stato per finanziare l'editoria vanno ai grandi giornali? (notizie tratte dall'articolo «La finta riforma dell'editoria» di A. Camaiora del 7 agosto u.s. sul periodico on line «Ragionpolitica»).
L'argomento è molto complesso, ma serve a far capire che finchè saranno sempre i più forti a tirare le fila a noi fieri «Don Chisciotte» non rimarrà che combattere, combattere contro i mulini a vento.
Credo che noi tutti cittadini pensanti, «il gruppo staffetta» ricordato dal vigile di Portovenere, Silvano Andreini, dobbiamo allearci per far sì che la cosiddetta «politica partecipata» non rimanga una semplice espressione verbale, ma sia uno stimolo al confronto costruttivo per un vivere civile migliore. Dopotutto anche questa è cultura diffusa.
Come sempre La ringrazio dell'attenzione, a rileggerci alla prossima puntata.
*Libraia - Libro Più Pontedecimo