La politica sia espressione delle istanze della società Troppa distanza dai cittadini

Cinquant'anni fa la politica era più semplice. Oggi le cose sono cambiate: ci sono più «attrezzature», più strumenti, maggiori costi. La dialettica è improduttiva. Lo scontro non è più tra partiti, bensì tra persone. La cosa strana è che la classe politica non è, nel complesso, peggiorata. Vi sono, certamente, uomini che hanno capacità e valore, tanto da poter svolgere in modo efficace le loro funzioni.
Avviene, però, che il discorso politico odierno non sia, né destinato, né utile ad approfondire argomenti autenticamente politici e amministrativi. Il confronto, tra le parti, prende quotidianamente l'avvio da temi di rilievo introdotti dai membri del governo o da parlamentari anche dell'opposizione. Ma, nell'arco di pochi giorni, talvolta addirittura in meno di 24 ore, la discussione lascia il posto ad argomentazioni banali, accuse facili, ritorsioni e personalismi faziosi.
Da pochissimi anni, in forma modesta - ma da qualche mese in modo sempre più marcato - l'opinione pubblica viene martellata da scontri verbali e da polemiche «respingenti» che, prima la coinvolgono e poi la allontanano. A creare questa situazione, disagevole e improduttiva, concorre inopinabilmente uno strumento moderno, civile, diffusissimo: la televisione.
Perché? Per una serie di ragioni. I programmi più largamente diffusi, ascoltati e visti sono i telegiornali, fornitori - diciamo pure eccellenti - di notizie (quasi tutte di cronaca) che coinvolgono l'opinione pubblica per la loro crudezza, vivacità o particolarità. Che cosa si verifica? Che i fatti descritti, in genere in modo colorito, puntano a mettere in rilievo quei politici interessati a far fare brutta figura agli avversari. Di conseguenza, milioni di italiani si schierano giudicando negativamente la politica. Da che cosa deriva questa crescente repulsione dei cittadini verso il mondo politico? Dalla mancanza di partiti idonei a svolgere, come in passato, la loro funzione storica di interpreti delle diverse esigenze dell'opinione pubblica.
Le decisioni vengono prese da pochissime persone, se non addirittura dai singoli politici. Gli argomenti non vengono discussi (salvo in talune - poche - trasmissioni anche poco seguite) e danno luogo a risultati tanto modesti, quanto improduttivi verso i cittadini. «Ascoltatori» che non hanno né voce né spazio e che contano sempre meno, pur essendo cittadini capaci. Emerge, così, una politica avulsa e distante, non più espressione delle istanze della società.
*Direttore di «Dossier»