Politica di sinistra: insulti, minacce e dietrofront

(...) Poi, durante una verifica nel centrosinistra in cui Rifondazione e tutto il Forum della Sinistra dimostrano per l’ennesima volta di saper abbaiare ma non di saper mordere, sempre la Gasco subisce un processo e si deve sorbire una seconda minaccia, neppure troppo velata: «A trent’anni ti stai chiudendo la carriera politica per un ospedale». Ieri, in Regione, il centrosinistra ha tentato la prova di forza per rivotare quell’ordine del giorno sull’ospedale di Pietra Ligurie che la «diserzione» della consigliera Udeur aveva fatto saltare. Risultato: per salvarsi era richiesto un minimo di 20 voti (se non fossero stati assenti molti consiglieri di opposizione il quorum sarebbe stato più alto e inarrivabile), la maggioranza, richiamando in servizio tutti gli assessori consiglieri, è riuscita a metterne insieme 21. Tra questi non c’era Roberta Gasco, che si è mantenuta coerente alla sua scelta e «pagando» con un primo sgarbo in diretta questa sua posizione. Il presidente dell’assemblea, Mino Ronzitti, si è trovato infatti senza consigliere segretario, e ha chiamato al tavolo della presidenza Minella Mosca, Ulivo. Il ruolo deve essere ricoperto, di prassi, dal consigliere più giovane: la Gasco è la più giovane consigliera regionale di tutta Italia e infatti è sempre stata chiamata a fare la segretaria.
Un «avviso di sfratto» dalla maggioranza? Ieri il rischio era proprio quello che cambiassero le poltrone di chi è al governo della Regione. Al posto dell’Udeur, troppo «indisciplinato», poteva essere «assunta» anche formalmente l’Italia di Mezzo, utile a salvare la faccia e la scrivania di Repetto in Provincia. Ma la scelta della Gasco è stata anche apprezzata e sostenuta dal partito a livello romano. Insomma, i toni sprezzanti di Burlando e compagni nei suoi confronti potevano anche non avere effetti clamorosi in Liguria, ma la «ragazzina inesperta» è anche una sorta di assicurazione sulla vita, o forse è meglio dire sulla poltrona, per Romano Prodi che ha bisogno dei voti di Clemente Mastella. Non a caso ieri mattina, in consiglio, nessuno ha detto niente alla Gasco che, nonostante il «processo» subito ha continuato a schierarsi con i sindaci, i medici e i cittadini del Ponente a difesa del Santa Corona. Incassando molti consensi trasversali e lasciando al collega diessino e savonese Antonino Miceli l’ingrato compito di sfidare le ire dei suoi (ex?) elettori. Per oggi sarebbe stata anche invitata al vertice di maggioranza sulla Sanità, ma lei non ci sarà, impegnata proprio a Roma con i vertici del partito sulle politiche per i giovani.
Perso il bersaglio della Gasco, il centrosinistra aveva pur sempre bisogno di sfogare quel certo nervosismo perenne. Così si è «offerto» Matteo Rosso, il censore di Forza Italia, che ha tirato fuori l’ennesima interrogazione sugli sprechi e ha duettato a lungo con l’assessore Claudio Montaldo. Mentre il collega azzurro Gino Garibaldi era stato soddisfatto poco prima dalle rassicurazioni dell’assessore Ruggeri sulle condizioni di al mare e sulle spiagge libere, Rosso avrebbe probabilmente chiuso il suo intrevento con una dichiarazione di insoddisfazione per la risposta ottenuta. Ma ci si è messo di mezzo anche il vicepresidente Massimiliano Costa che, non interpellato, ha iniziato ad attaccare Rosso. E, dopo un battibecco a fatica contenuto da Ronzitti, Costa ha concluso con uno sprezzante: «Lascia stare che sei incapace di intendere e volere». Un’offesa filtrata dai microfoni accesi dei vicini di banco, che non verrà quindi registrata a verbale di seduta, ma che dovrebbe essere impressa sul nastro. Sicuramente una frase che non è stata accettata da Matteo Rosso, che, senza sollevare la questione in aula «per rispetto del cosniglio», ha chiesto al presidente dell’assemblea, Mino Ronzitti, di chiedere a Costa pubbliche scuse. Lui, d’altra parte, ha già subito proprio dal vicepresidente regionale diversi attacchi gratuiti per interrogazioni analoghe in passato e, quando era consigliere comunale nella passata legislatura, è stato vittima di un «consiglio» da parte dell’allora capogruppo diessino, Simone Farello («Ti suggerisco di smetterla, ti conviene», gli aveva detto durante la discussione sulla dedica di una via a Fabrizio Quattrocchi). La carriera politica di Matteo Rosso non aveva subito poi battute d’arresto, anzi. Qualche inciampo invece aveva frenato l’ascesa dell’altrettanto giovane esponente diessino. Quella che non sembra conoscere soste, è invece la politica degli insulti. Da sinistra.