La politica alla Totò

È pur vero che il cinema, e quindi anche la critica, non sono più in Italia quelli di una volta. Ma come trascurare che quella di Mastella è stata magistrale prova di efficacia comica? Anzi, senza rischio di esagerare, direi che essa può compararsi, e non sfigurare, accanto alle migliori sceneggiate di Totò e Peppino a Milano. Quel Clemente che, senza clemenza, convoca le tv, e roteando le palle oculari già estroverse per l'arrabbiatura, fa il labbruccio è un talento naturale. Con che esercitata perizia egli incespica poi nella sua sintassi osco-sannita, e quindi sbianca, ricerca il tono più calmo, lo riperde, s'infuoca, minaccia. Fino al finale, di scorato broncio. Una scena che con perfetta scelta di tempo del resto subito gli altri recitanti, Di Pietro e Santoro, raccolgono. E prosegue il miracolo di grammatiche storpiate e allusioni goffe eppure magistrali. Santoro: la spalla perfetta che ammicca, fissa l'occhio in aria, mangiandosi le parole. Giacché è proprio questo suo lasciar sospesi tutti i discorsi che accende in Mastella l'ira irresistibile, come di casalinga traviata. Alla quale replica da par suo Di Pietro: altro fine dicitore. Splendidi del resto pure quei giudici recriminanti; e neppure loro della Valtellina.
Insomma ci dimenticassimo così, per pochi minuti soltanto, che sono dei nomati giornalisti, inoltre ministri, e magistrati con dovere di riserbo, potremmo pure complimentarci. Perché vedremmo finalmente rinato un teatro comico all'altezza di Totò e Peppino; pur biasimandone certi eccessi di zelo osco sannita. Invece questi sono proprio ministri nostri, non una coppia di comici allo sbaraglio. Dal che devono dedursi ben altre conseguenze, purtroppo molto serie. Noi ormai oggi più che cinquantenni siamo cresciuti nell'idea che il resto d'Italia avrebbe salvato il Meridione, l'avrebbe aiutato a emanciparsi dai suoi guai. Lo spettacolo mastelliano, è un sintomo evidente di come invece l'Italia si stia meridionalizzando, e non con il Sud migliore. Al governo del povero Prodi dobbiamo dunque pure questa altra pessima rivelazione. Non soltanto ha eccitato all'invidia i comunisti e le loro manie; ha fatto anche rinascere non le migliori élite, ma piuttosto certi peggiori atavismi del Meridione. Del resto Prodi non deve forse al gigante delle immondizie, Bassolino, quelle poche migliaia di voti, per cui si è preteso abbia vinto?
La cosa più deprimente delle recite di questi giorni è la perdita di decoro, l'assenza di quella misura, della discrezione, che era, è invece una delle belle virtù del Meridione. Col resto d'Italia a guardare gli schiamazzi, le repliche senza mai misura. Anche perché se al governo ci fosse gente seria, solo rispettosa della propria dignità, il comico Grillo si sarebbe dovuto denunciare per vilipendio delle istituzioni. Questi ministri invece salgono ogni volta pure loro sul palco a sbraitare. Ed allora poveretti davvero noi finiti nelle loro mani. Poveri noi italiani del Sud e del Nord, che ancora giudichiamo sgradevole alzare la voce. E invece sentiamo di siti internet, trasmissioni o consigli Rai da chiudere o rifare e di magistrati da trasferire, come per ripicca. Dubitiamo per un po' d'essere davanti alla tv, a vederci un filmetto di Totò rifatto. Invece è il teatrino di chi governa. Non sarebbe forse allora il momento che il presidente Giorgio Napolitano, che con vena di malinconia almeno incarna un Sud migliore, intervenisse, chiedesse una pausa alla commedia?
Geminello Alvi