Nibali, telefona a Renzi

Il primo pedala e fa vincere l'Italia, il secondo parla e promette ma in Italia nulla accade

È finita la sbornia pallonara dei mondiali. In verità per noi italiani era finita da un pezzo. In mancanza di meglio, ci siamo appassionati ai destini calcistici di altre nazionali. Siccome piove sempre sul bagnato, ha vinto la Germania della Merkel, forse l'unico Paese a non aver bisogno di rifarsi l'onore per via sportiva. Non so se è vero che lo sport è il moderno oppio dei popoli, ma certo all'Argentina, per la seconda volta sull'orlo di un baratro economico e sociale, un successo sarebbe stato più utile di un prestito internazionale.

Che un risultato sportivo possa cambiare il corso della storia di una nazione è cosa accertata. Ne sappiamo qualche cosa anche noi italiani. Sessantasei anni fa come ieri - era il 14 luglio 1948 - evitammo una seconda guerra civile grazie a Gino Bartali, impegnato in quei giorni a correre il Tour de France. La mattina di quel giorno uno studente esaltato, Antonio Pallante, sparò a Palmiro Togliatti, leader del Pci, mentre entrava in Parlamento. In tutta Italia i compagni scesero in piazza armati di bastoni e fucili. Una leggenda racconta che il presidente del Consiglio De Gasperi fece due telefonate. Una al capo della polizia per dare disposizioni, l'altra a Gino Bartali, impegnato appunto al Tour: «Devi fare un'impresa - gli disse - per calmare e distrarre gli italiani». Ginettaccio attaccò la cornetta, si mise a pedalare come un matto, recuperò il distacco che aveva in classifica dal francese Bobet e indossò la mitica maglia gialla. Nelle piazze la rabbia per l'attentato si trasformò in festa per la vittoria e gli animi si placarono.

Guarda caso proprio ieri, lo stesso giorno, 14 luglio, un altro italiano, Vincenzo Nibali, ha compiuto la stessa impresa. Scalando da campione quattro montagne una dietro l'altra ha recuperato lo svantaggio da un francese, Tony Gallopin, e ha chiuso la giornata in maglia gialla. Non c'era gente in piazza coi bastoni, e non credo che Nibali abbia ricevuto una telefonata di Renzi. Ma stando alle notizie di queste ore, la situazione italiana di oggi è, seppure diversamente, critica come quella dei tempi di Bartali. Sono infatti di ieri le notizie di un nuovo record di debito pubblico e soprattutto che abbiamo superato i dieci milioni di indigenti, sei dei quali in condizioni di povertà assoluta. Non sarà Nibali a salvarli - questo lo capiamo bene - ma temo neppure Renzi.

La differenza è che il primo pedala e fa vincere l'Italia, il secondo parla e promette ma in Italia nulla accade (anzi, le cose continuano a peggiorare). Non è che Nibali potrebbe chiamare Renzi per dirgli: sveglia Matteo, qui serve un'impresa o sarà rivoluzione.