"Sono l'uomo dei talk show, ma mi piacciono i silenzi"

I maschi lo annoiano, lavora meglio con le donne ed è incline alla malinconia. Della sua vita rifarebbe tutto, tranne le risse in tv: "Ormai le fanno tutti e io sono presuntuoso"

«Non vorrà che parliamo tutto questo tempo». Maurizio Costanzo è nel suo ufficio a Roma, in zona Prati. Uno studio tappezzato di fotografie di nipoti, figli e amici famosi e famosissimi, la maglia del «capitano» (Totti), undici schermi tv, tutti accesi. «Che segno è?»

Vergine, come lei.

«Sì, anche io. Sono nato il 28 agosto del 1938. Quindi è una rompiscatole».

Se lo dice lei...

«La Vergine è rompiscatole. Infatti lei vuole troppo tempo».

Ma deve lavorare?

«No. È che ho paura di annoiarmi, se non faccio niente».

Non è che lavora troppo?

«Non troppo. Abbastanza».

Quanto?

«Di solito arrivo qui alle 9 del mattino e vado via alle 9 di sera. Qualche volta anche prima, alle sette e mezzo».

Quando si rilassa?

«Nel weekend».

Ma dorme?

«Sì sì. Circa sei ore a notte».

Come ha iniziato a fare il giornalista?

«A 14 anni scrissi a Montanelli. Un giorno all'ora di pranzo suonò il telefono ed era lui: mi diede appuntamento per il giorno dopo al Corriere , qui a Roma. Io ovviamente marinai la scuola e ci andai».

Che cosa le disse?

«Che era un lavoro difficile, ma se c'era la passione...».

E quando ha scoperto di avere questa passione?

«Credo a 7-8 anni, forse dieci. Feci un giornalino in classe. E poi mi piaceva la radio: prendevo Goldoni e col portasapone mettevo in scena una commedia, facevo tutte le parti. Cioè l'altro mio lavoro, il teatro. Ma sa una cosa?»

Cosa?

«Da allora ho rivisto Montanelli molte volte, l'ultima aveva 89 anni: mi ha sempre trattato come se avessi ancora 14 anni. Giuro».

Nel '76 è nato «Bontà loro», primo talk show d'Italia. I primi ospiti?

«Anton Giulio Majano, regista e sceneggiatore tv; una ragazza che era stata esclusa da Miss Italia perché aveva fatto delle foto a seno nudo e un bidello di una scuola. Lei non era ancora nata...».

In effetti no. Sono passati quasi quarant'anni, oggi i talk show sono meglio?

«No. Sono cambiati, sono diversi. È un genere che si adatta a come lo vuol fare il conduttore, un abito su misura».

Chi le piace?

«Li guardo un po' tutti. Il suo vicedirettore Porro mi piace, Formigli mi piace».

Santoro?

«Mi è sempre piaciuto, mi piace ancora. Poi è un mio amico».

Vespa?

«Lo guardo meno. È un grande professionista, però era il mio rivale come fascia oraria, quindi ho l'abitudine a non vederlo».

Oggi chi inviterebbe al «Maurizio Costanzo Show»?

«Come ieri, il Papa. Avrei voluto Giovanni Paolo II e oggi vorrei Papa Francesco».

L'intervista più emozionante?

«Tante. Sicuramente quando Andreotti venne in trasmissione, la prima volta di un premier in tv. Poi mi fece molto piacere avere Kirk Douglas, Robin Williams, alcuni scienziati».

L'ospite migliore?

«Quello che risponde alle domande. Indiscutibilmente. Un talk show vive di questo: se gli ospiti stanno zitti, è finita».

La domanda più difficile che ha fatto?

«Eh, bella questa. Direi che, in uno show di parola, i più difficili sono stati i silenzi. Alcuni anche molto belli, come succede nell'amore, nell'amicizia: il silenzio è un valore forte, in cui credo molto».

Parliamo delle risse. Le rifarebbe?

«No. Però furono naturali, non costruite. Non le rifarei perché ormai le hanno fatte tutti, e io sono presuntuoso».

Ma qual è la sua vera fissa: la tv o la carta stampata?

«Alla fine la carta stampata. Però mi piace anche la radio: con il mio programma su Rtl, il Radio Costanzo Show , mi diverto molto».

La sua passione?

«Gli animali. Qui vivo con un gatto, a casa ho un cane, vivrei con una scimmia e due pulcini. Mi danno commozione».

Ha anche una collezione di tartarughe.

«Sì. Mi piace tutto della tartaruga: non ha rapporti con l'uomo e se ne frega, ha un carattere durissimo, è un animale veramente preistorico e chissà quando morirà, si muove lentamente ma alla fine arriva. E se l'uomo le fa le moine, lei non ci casca».

Che cosa avrebbe voluto fare?

«Sono stato fortunato: ho fatto radio, tv, giornali, teatro. E dopo tanti anni faccio ancora quello che volevo fare da ragazzo».

Che cosa vorrebbe fare ancora?

«Vivere».

Il fallimento più grande?

«Mi dispiacque che non andò bene L'Occhio , il primo quotidiano popolare. Pagai alcune ingenuità, mie e dell'editore».

E il successo più grande?

«I talk show, il Maurizio Costanzo Show e Bontà loro . Ma anche le commedie a teatro».

Una pagina buia è stata quella della P2, con la sua confessione in diretta tv.

«Ho confessato un'inezia, però in un momento di grande giustizialismo in Italia. Il buio comunque è durato pochi mesi, perché non avevo fatto nulla».

Ha amici?

«Sì. Alcuni anche antichi, come Alessandro Parenzo, il produttore, che però vive a Milano. Carissimo è l'avvocato Giorgio Assumma, ci vediamo tutte le settimane: ecco, lui è l'amicizia».

E nemici?

«Eh, non bastano le Pagine gialle... Ma io li ignoro, si muovono nell'ombra. È giusto comunque. Chi fa un lavoro come il mio deve stare sulle palle a qualcuno, sarebbe grave se no».

Con Berlusconi...

«Mi sono sempre trovato molto bene».

Anche se vota a sinistra?

«Gliel'ho sempre detto. E quando entrò in politica gli dissi che non l'avrei mai votato, ma non l'avrei mai tradito. E così ho fatto. Ci sentiamo ancora con reciproco affetto, pochi mesi fa, quando sono stato poco bene, è venuto a trovarmi a sorpresa al San Raffaele».

Ha sostenuto Marino come sindaco di Roma. Se n'è pentito?

«L'ho sostenuto poco. E ne sono lieto, altrimenti sarei pentito».

A sinistra chi le piace?

«Renzi non mi dispiace, ma devo capirlo. Pochi giorni fa, dopo anni ho incontrato Rutelli, un sindaco da me molto amato, una forza perduta della sinistra. E poi sono molto amico di D'Alema, l'ho sempre stimato. Ora ne ha abbastanza? E poi ho fatto tante di quelle interviste, non può prendere qualcosa d'archivio?».

Ma lei in tv prendeva interviste d'archivio?

«Ma non duravano tutto questo tempo».

Senta, il potere che cos'è?

«Un afrodisiaco. Sicuramente ti dà soddisfazione e sicuramente ti dà preoccupazione, perché temi le reazioni degli altri, l'invidia».

I nemici delle Pagine gialle?

«Ora meno, perché non faccio il Maurizio Costanzo Show tutti i giorni. Però molti sognano da anni di commiserarmi».

Lei usa il verbo «bordeggiare». Che cosa vuole dire?

«Andare rasente. Io bordeggio».

È vero che Berlusconi voleva farle mettere la cravatta?

«No, non lo voleva. Io al Maurizio Costanzo Show ero senza, ma sapevo che lui soffriva. Così a Buona domenica me la misi per atto di simpatia».

È vero che sua moglie Maria De Filippi le prepara i vestiti da mettere?

«No. Però mi sgrida se vesto male, mi controlla. Fa bene. Vede, mi fa anche bere l'acqua».

Quante bottigliette?

«Questa è la seconda. Me ne mancano ancora due oggi».

Ma la fa controllare dalle segretarie?

«Forse sì, ho delle spie...».

È sempre goloso?

«Lo ero, ma ho dovuto fermarmi. Prima mia moglie mi nascondeva il cibo in casa, mi ha combattuto».

Che altro ha cambiato?

«Mi ha portato lei in vacanza per la prima volta».

È ancora a dieta?

«Sì, sempre, tutta la vita. Una cosa di grande noia».

Ma che cos'è la noia?

«Non avere stimoli. E allora uno si sveglia più lentamente, svogliatamente».

È pigro?

«Sì».

Fuma?

«No».

Dice bugie?

«Sì, talvolta. Però poco. Prima molte di più».

È da quando è sposato che ne dice meno?

«No, io e Maria siamo insieme da quasi 25 anni, sarà da 15 anni che dico meno bugie».

E come mai?

«Doversi ricordare, una fatica».

Altri vizi?

«Mi sono sempre piaciute le donne. Lavoro meglio con loro».

Sua moglie non è gelosa?

«No, non credo proprio. Ecco, sa che cosa mi annoia?».

Che cosa?

«Gli uomini. Mi annoiano in modo mortale. La donna è più viva, sincera, imprevedibile».

Del resto ha avuto tre mogli e una lunga convivenza prima dell'ultimo matrimonio. È rimasto amico con le sue ex?

«Massì. Non le vedo mai... Una è morta, poverina».

Come ha conquistato sua moglie?

«Parlando. Non ho altri elementi».

Un suo pregio?

«La generosità. Sono anche un grande produttore di malinconie, e meno male».

La malinconia fa bene?

«Mi ha sempre salvato dalla depressione. Sono di natura malinconico, lo sono nato».

Chi non sopporta?

«I noiosi, i montati, i moralisti, gli ipocriti».

C'è un personaggio in cui si identifica?

«Le dirò una cosa retorica: mi riconosco in mio padre, nella sua ironia. È morto giovane, aveva 62 anni e io 18, penso molto a lui».

È religioso?

«No. Però vivo un mio percorso, sono amico del cardinal Ruini, amavo molto parlare con lui. Potrei definirmi parzialmente credente».

Nell'aldilà che cosa ci sarà?

«Spero ci sia una tv, pubblica o privata, e che mi facciano fare qualcosa. Potrei chiamarlo “Cosa c'è dietro l'angolo”».

La sua autobiografia si intitola «Chi mi credo di essere». Chi si crede di essere?

«Me stesso».