A 110 anni dal terremoto ora i baraccati trovano casa

Assegnati i primi 46 alloggi ma sono 6mila i pronipoti dei sopravvissuti al sisma. Che rischiano per l'amianto

Le chiamano le favelas d'Italia. Sette rioni dove si vive tra topi e liquami, amianto sui tetti, discariche in mezzo alle case, se case si possono chiamare le baracche, alcune risalenti a oltre un secolo fa, all'epoca del grande terremoto che distrusse Messina. Il tempo qui è fermo da più di cento anni. Ma l'epocale smantellamento sta per partire: sabato saranno consegnati 46 nuovi alloggi ad altrettante famiglie e entro la primavera questo numero potrebbe salire a cinquecento. C'è una piccola città da abbattere, e dopo più di un secolo i pronipoti della catastrofe potrebbero avere una casa vera.

Il centro è a un passo. I quartieri delle baracche sono zone più o meno grandi amalgamate con il tessuto urbano. Qui vivono i discendenti dei sopravvissuti alla furia del 28 dicembre del 1908 e una serie di famiglie espulse dalla città per motivi economici o sociali: più di 6mila quattrocento persone.

Alcuni abitano le prime costruzioni storiche, altri quelle che le sostituirono nel corso del Novecento, perché intorno alla prima emergenza si gonfiò prima e dopo le due guerre una stratificazione fatiscente senza epoca certa. Si vive con il pozzo nero in casa, l'acqua che piove dal soffitto. C'è chi ha fatto domanda per l'alloggio popolare da più di quarant'anni.

Il sindaco, Cateno De Luca, ha fatto dello smantellamento delle baracche la sua battaglia. E il governatore siciliano Nello Musumeci è al suo fianco in quello che si annuncia come un'operazione complicatissima dal punto di vista sociale e della bonifica delle aree da sgomberare, anche perché l'attesa concessione dello stato di emergenza da parte della Protezione Civile nazionale non è arrivata. Bisogna dunque fare da soli. Quattrocentoventiquattro privati si sono fatti avanti: il Comune sta valutando gli alloggi, a gennaio li comprerà e poi procederà alla distribuzione.

Intanto lunedì lo Iacp, l'ente delle case pubbliche di Messina, ha acquisito 46 nuovi appartamenti nella zona di Camaro Sottomontagna dall'impresa costruttrice, e li ha consegnati al Comune. Venerdì i primi assegnatari secondo una lunghissima lista di attesa suddivisa per quartieri potranno vedere le loro case e sabato saranno consegnate le chiavi per entrare. «Riusciremo a far passare il Natale in casa a 46 nuove famiglie», ha detto il sindaco De Luca. Entro fine gennaio altri 50 alloggi dovrebbero essere consegnati nel rione dell'Annunziata. A otto famiglie della baraccopoli di Fondo Fucile sono state già consegnate altrettante case. Ma i nuclei familiari sono 2300 e serve di più. L'acquisizione dai privati è una strada.

Lo smantellamento della baraccopoli centenaria figlia del terremoto sta diventando una contesa politica con Roma: la Protezione Civile nazionale ha rifiutato di concedere lo stato di emergenza. «Rispettiamo ma non condividiamo», ha chiarito il governatore Musumeci: quella di Messina è «una grande vergogna per la politica nazionale e regionale» e bisogna «intervenire subito». «L'ultima parola spetta comunque alla presidenza del consiglio dei ministri», precisa al Giornale Marcello Scurria, presidente di Arisme, l'Agenzia per il risanamento istituita con delibera regionale. In 28 anni sono stati assegnati «550 alloggi. In pochi mesi vogliamo darne altrettanti». La filosofia è quella dell'appello ai privati: l'unico modo per accelerare è comprare. Il primo bando di agosto, con oltre 400 disponibilità fornite da proprietari di case, è ora in fase di esame. Ma bisogna fare in fretta, perché il livello di salute di chi abita nei rioni delle baracche «non è al limite, è oltre il limite».

La quantità di amianto censita è impressionante: 60mila metri quadrati. È stato avviato uno check up sanitario con ambulatori mobili, e i primi risultati preoccupano. L'europarlamentare del Pd Michela Giuffrida in un'interrogazione alla Commissione Europea ha chiesto «eventuali interventi in via straordinaria». La «terribile novità - ha spiegato - è che adesso ci sono persone che si sono ammalate di asbestosi, micidiale malattia che consuma i polmoni di chi respira particelle di amianto».

Regione e Comune sono determinati ad andare avanti: hanno preparato la loro contromemoria, appellandosi alla direttiva della Presidenza del Consiglio del 2012 che fissava i parametri per lo stato di emergenza. Emergenza che consentirebbe di adottare «misure che trascendono le capacità operative e finanziarie degli enti competenti». Come le requisizioni forzate di case per trovare un numero di appartamenti sufficienti ad ospitare tutti. «A Messina ci sono oltre 30 mila immobili liberi - chiarisce da mesi il sindaco De Luca - Intendo requisirli e lo farò con i poteri speciali che lo Stato e la Regione devono darmi. Ci sono già 40 milioni di euro pronti per lo smaltimento dei materiali di quelle baracche che vanno buttate a terra».

La Protezione Civile ha comunque interessato il ministero dell'Ambiente perché valuti «eventuali possibilità di intervento ai fini della tutela della pubblica e privata incolumità e della salute».

Commenti

Epietro

Dom, 16/12/2018 - 11:06

Se posavano un mattone al giorno, senza aspettare la manna dal cielo, sai che villone avrebbero avuto e probabilmente senza guai edilizi od urbanistici.

maurizio-macold

Dom, 16/12/2018 - 13:53

Quando la diga di Longarone ha spazzato via interi paesi e provocato migliaia di morti l'Italia non cacciato UNA LIRA per le popolazioni venete colpite e nonostante cio' in pochi anni tutto e' tornato a posto. Stessa cosa dicasi per il terremoto che colpi' il Friuli nel 1976. La verita' e' che mediamente i meridionali sanno vivere solo di sussidi (elemosine) ed aspettano sempre che qualcuno tolga loro le castagne dal fuoco.