Bce, già bruciati 305 miliardi: il "bazooka" usiamolo meglio"

Al via il Qe di Draghi, ma la Cgia lancia l'allarme: "Tra il 2011 e il 2014 i finanziamenti non sono andati alle famiglie"

Parte oggi il quantitative easing , il programma di immissione di liquidità pensato dal presidente delle Banca centrale europea Mario Draghi. La Bce comprerà titoli europei, prevalentemente bond sovrani, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, per un totale di circa mille miliardi a fine piano, previsto per il settembre 2016, ma che potrà essere esteso se non si raggiungerà l'obiettivo minimo del 2% di inflazione. L'obiettivo è quello di far ripartire l'economia del Vecchio continente contrastando il calo dei prezzi che, complice il crollo delle quotazioni del petrolio, ha portato sull'Eurozona lo spettro della deflazione.

Tra svalutazione dell'euro nei confronti del dollaro e di altre monete e il rilancio dei consumi, le imprese, anche quelle italiane, dovrebbero cercare di risalire la china facendo crescere Pil e occupazione. Le aspettative di un incremento dell'inflazione dovrebbero portare infatti i consumatori ad aumentare la spesa, anche alla luce di tassi di interesse bassissimi che scoraggiano il risparmio e stimolano i consumi. Spetterà però alle banche riaprire i cordoni della borsa ma, proprio alla luce dei rendimenti ormai piuttosto bassi, gli istituti di credito dovrebbero essere più propensi a fornire prestiti piuttosto che investire in titoli di Stato, come avvenne con i finanziamenti a basso costo concessi da Francoforte con operazioni come quelle «Ltro».

In effetti, ha spiegato ieri l'ufficio studi della Cgia di Mestre, la Bce, tra il 2011 e la fine del 2014, ha lanciato molte operazioni di rifinanziamento a lungo termine che hanno consentito all'Italia di ricevere 305 miliardi di prestiti (pari al 25% del totale erogato nell'area dell'euro). Tra l'altro, alcune di queste operazioni dovevano finanziare esclusivamente l'economia reale (famiglie e imprese). «Nonostante ciò - ha spiegato la Cgia - non c'è stata una ripresa degli investimenti, anche se nell'ultimo anno si è registrato un rallentamento della stretta creditizia». Ora all'Italia arriveranno altri 150 miliardi. «L'obiettivo del quantitative easing - rileva il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - è quello di ridare liquidità al nostro sistema economico che negli ultimi tre anni ha subito una contrazione nell'erogazione del credito del 7,4% che, in valore assoluto, corrisponde a una riduzione dei prestiti pari a 110 miliardi di euro». Insomma, nonostante le iniezioni di liquidità già effettuate tramite le banche, alle famiglie al momento è arrivato ben poco. Per questo il Codacons ha chiesto di vigilare sul comportamento delle banche affinché i miliardi di euro introdotti dalla Bce siano realmente destinati ad alimentare il mercato, aumentare prestiti, finanziamenti e mutui e sostenere le imprese. «In passato - ha ricordato l'associazione dei consumatori - gli interventi della Banca centrale sono stati neutralizzati proprio dagli istituti bancari, che hanno mantenuto nelle loro disponibilità i miliardi di euro destinati al credito, aggravando così le difficoltà delle aziende e impedendo alle famiglie di accedere ai prestiti. Ad esempio, non si conosce la destinazione finale dei 139 miliardi di euro che nel 2012 la Bce concesse alle banche proprio per incrementare il credito che, al contrario è crollato negli ultimi anni».