La Boldrini ora si inventa gli Stati Uniti d'Europa

La presidente della Camera pubblica pubblicasu Facebook un improbabile logo e proclama urbi et orbi "un'unione federale di Paesi". E poi sbaglia il numero dei siriani in Italia

Oramai abbiamo fatto il callo alle sue sparate politicamente corrette ma, ogni volta che apre bocca, Laura Boldrini riesce comunque a farci sghignazzare e indignare allo stesso tempo. Le chicche del suo repertorio sono ormai entrate negli annali, ma la presidenta della Camera non si rassegna e vuole continuare a sorprenderci, mirando forse a entrare in qualche fantomatico almanacco del buonismo nonsense . Ieri ha superato se stessa in un'intervista tv, dove con ispirazione messianica ha annunciato la sua lieta novella: «Bisogna arrivare a un'Europa 2.0 che si chiama Stati Uniti d'Europa». E c'è già pure il simbolo, che lei stessa ha postato sul profilo Facebook . «A Bruxelles stanno cambiando tante cose, si è capito che solo se gli Stati condividono la sovranità possiamo affrontare le crisi», ha proclamato urbi et orbi come se il popolo ignorante non conoscesse il significato e le conseguenze (che stiamo già pagando) nel cedere la sovranità.

«L'Europa negli ultimi anni non ha dato risposte adeguate ai problemi, dobbiamo far sì che l'Europa sia la risposta ai problemi e non la causa come viene percepita oggi». E la strada da percorrere «deve essere una federazione di Stati», ha aggiunto con toni e posa da grande statista, sentendosi una Adenauer 2.0.

Naturalmente, da fedele terzomondista, non ha perso l'abitudine di mettere in cattiva luce l'Italia sul tema immigrazione. «L'Italia ha 40 commissioni che decidono sullo status del rifugiato, quindi è un Paese che dal punto di vista della procedura d'asilo è molto strutturato. Si deve sviluppare di più sull'accoglienza», è stata la sua parola d'ordine, continuando a prendere per i fondelli tutti gli italiani. Essì perché la presidenta della Camera continua a giocare con le parole per confondere l'opinione pubblica, che per la gran parte non fa distinzione tra rifugiati e migranti per motivi economici. La Boldrini, maliziosamente invece, cerca di propinare il concetto che siano tutti rifugiati, cioè persone che fuggono da un Paese in guerra. Ma non è così, vero presidenta? Quelli che sbarcano in Italia sono per la stragrande maggioranza (circa il 90%) persone che partono esclusivamente per motivi economici.

Ma la nostra grande statista fa finta di niente e accomuna tutti i disperati che arrivano. «La guerra in Siria è iniziata cinque anni fa, da allora ci sono stati 200mila morti e metà della popolazione è stata costretta a vivere fuori dalle proprie case. Molti sono andati nei Paesi confinanti - ha spiegato - In Turchia ci sono quasi due milioni di rifugiati, in Libano un milione 200mila». E qui è venuta fuori la furbetta del quartierino, alto naturalmente: «Da noi ne sono arrivati 120mila e ci sembra che sia stata un'invasione». Che faccia tosta, è andata a raccontare in televisione che in Italia sono sbarcati 120mila siriani con il diritto di chiedere asilo. Questa pusher di buonismo ha spudoratamente mentito sapendo di mentire. Sapete qual è la verità? La facciamo dire al ministero dell'Interno: da inizio anno fino all'8 settembre sono arrivati in Italia 121.244 migranti, di questi solo 6.718 sono siriani.

D'altronde siamo abituati alle sue fregnacce. Qualcuno insinua che non sia malizia, ma solo un po' di confusione che l'assale nella foga della sua battaglia culturale. Non ci avevamo pensato, ma il dubbio sorge spontaneo dopo aver ascoltato un'altra sua recente intervista. «Dobbiamo dare l'esempio concreto di una cultura dell'accoglienza. L'accoglienza come un nostro valore a 360 gradi e che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione. I migranti sono oggi l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi». Sembra politically correct come sempre, ma che vuole dire?

Commenti

macchiapam

Mer, 09/09/2015 - 17:58

E' straordinaria la capacità affabulatoria di costei, insuperabile nel pronunziare solenni pistolotti di nulla. E'il fedele termometro di una cultura (diciamo così) purtroppo assai diffusa, ricca di nient'altro che bla-bla, che in qualche modo rammenta le vuote trombonate dei fascisti. In Inghilterra l'avrebbero già da tempo mandata a ranare.