Dal 2017 arriva la fattura elettronica. Ok a norme sull'«abuso di diritto»

RomaOre contate per lo scontrino. Il simbolo della lotta all'evasione, almeno nella sua versione cartacea, è destinato ad andare in soffitta a partire dal 2017. Uno dei tre decreti attuativi della delega fiscale approvati ieri al Consiglio dei ministri prevede che a fronte della vendita di beni e servizi, sia prevista «la facoltà di trasmettere telematicamente all'Agenzia delle Entrate», i dati del pagamento. Di fatto è la scomparsa dello scontrino per fini fiscali. Ma resta l'obbligo di fattura se la chiede il cliente per altri usi. Ad esempio come documento per la garanzia di un bene acquistato. La trasmissione elettronica è facoltativa per il commercio tradizionale, ma è obbligatorio per i distributori automatici.

Per incentivare la scelta della fattura elettronica, il governo prevede dei benefici, gli obblighi di comunicazione relativi allo spesometro e rimborsi Iva più veloci, a beneficio di chi abbandonerà il documento cartaceo. La riduzione dei termini di accertamento è condizionata alla garanzia di tracciabilità delle transazioni, che però sarà rinviata a un successivo decreto.

La novità è stata accolta con favore dal mondo del commercio. Per Confesercenti lo scontrino è uno strumento «reso obsoleto dalle nuove tecnologie ed inutilmente costoso per le imprese», visto che «per registratore di cassa, rotoli, interventi tecnici e di conservazione ai fini fiscali, arriva a costare ad un impresa fino a 2.000 euro l'anno».

Il governo ha anche approvato il decreto sull'incentivazione dell'internazionalizzazione delle imprese e per favorire gli investimenti esteri in Italia. Obiettivo dell'esecutivo è «creare un contesto di maggiore certezza, anche eliminando alcune lacune dell'ordinamento domestico; ridurre gli adempimenti per le imprese e i relativi oneri amministrativi; eliminare alcune distorsioni del sistema vigente». Lo strumento sarà quello di accordi preventivi tra le aziende e il fisco italiano. Una specie «730» precompilato per le grandi aziende, sopra 10 miliardi di fatturato. Potranno richiedere una sorta di consulenza con il fisco ed evitare accertamenti.

Confermate le novità sull'abuso di diritto, cioè una stretta sull'elusione fiscale. Il decreto del governo dovrebbe prevedere che il fisco contesti le operazioni che realizzano un«indebito vantaggio fiscale» dell'impresa. Operazioni che devono avere come obiettivo un vantaggio fiscale. Starà al contribuente dimostrare che ci sono «valide ragioni extrafiscali» che consentono di annullare l'accertamento.

C'è anche il raddoppio dei tempi per portare a termine gli accertamenti fiscali con risvolti penali. Con qualche limite, ad esempio che gli accertamenti con i tempi più lunghi siano solo quelli entro i termini, cioè 4 anni.