È da 40 anni nella struttura di Missione Ne parlerò con Delrio Si deve portare il ministro a tirar via Incalza, lui è il male di tutti i mali

Patricia Tagliaferri

RomaNella centrifuga delle decine di migliaia di pagine dell'inchiesta «Sistema» finisce di tutto. Anche tanti nomi eccellenti, tirati in ballo dai protagonisti indagati indirettamente o perché «beccati» in conversazioni intercettate. E nelle informative del Ros fiorentino si ritrova anche un filo rosso, che arriva a sfiorare il governo su un altro fronte, rispetto a quello di Maurizio Lupi, quello del Pd. Se il titolare delle Infrastrutture che ha annunciato le dimissioni si è ritrovato sovraesposto negli atti giudiziari per le sue amicizie con gli arrestati Incalza, Perotti e Cavallo, è il loquacissimo ingegnere Giulio Burchi, indagato, a tirare in ballo un tourbillon di nomi di primo piano.

IL MIO AMICO DELRIO Tra questi c'è anche il potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che l'indagato dice essere suo amico. Burchi lo infila nei verbali lamentandosi della conferma di Ercole Incalza a capo della struttura di Missione. «Sono 40 anni che è lì», sbotta. E il 28 febbraio 2014 si sfoga al telefono con un ingegnere dell'Anas: «No, lì bisogna invece... io adesso ne parlerò quest'altra settimana con Graziano Delrio... lì bisogna portare il Ministro a tirar via Incalza perché il male di tutti i mali è lì». E sempre furioso per il rinnovo dell'incarico a Incalza, Burchi tuona con l'amico Giovanni Gaspari, ex dirigente delle ferrovie: «La graduatoria è già arrivata, è arrivato lui a 93 punti e il secondo a 38 punti (…) sì, me l'hanno fatta vedere là da me, ma sai, beato Perotti che prende tutte le direzioni dei lavori d'Italia! (…) vediamo, vediamo, adesso se il mio amico Graziano Delrio rimane lì sottosegretario, gli vado poi a raccontare tutto perché lui è un (inc.) se dio vuole!». Se poi l'indagato Burchi abbia davvero parlato più di un anno fa con Delrio, informandolo dei suoi dubbi su Incalza, oggi agli arresti, non è chiaro.

QUEI VERSAMENTI PER SPOSETTI Burchi, però, ha altri amici nel centrosinistra, come il senatore Pd e storico tesoriere dei Ds Ugo Sposetti. Il pm scrive che l'ingegnere indagato «ha in Sposetti il suo referente politico e con lui spesso si incontra e a suo favore effettua versamenti». Quali? Lo stesso magistrato aggiunge il contenuto di un'intercettazione del 30 ottobre 2013, nella quale Burchi chiede a un certo «Luciano» se il «capo», Sposetti, che lui chiama «zio», domani sarà in ufficio. E «accenna al fatto di aver operato quel versamento». Poi l'ingegnere parla col senatore: «Vabbè semmai passo che prendo un caffè, se no poi ci vediam più tardi in settimana oppure all'una se sei in giro con Luciano (...) ti meriti... domani ti meriti lo stipendio via !... sarà una delle poche volte...».

LE RACCOMANDAZIONI INCROCIATE Ancora per Sposetti, Burchi «si attiva in più occasioni» per trovar lavoro a persone segnalate dal parlamentare. Ma chiede anche lui una mano per ricevere a marzo 2014 un incarico in Terna, e Sposetti sembra disponibile: «Mandami un appunto, una e-mail coi tuoi nomi e (...) ci aggiungi l'interesse che c'hai (…) vabbè manda il curriculum, ricordati però... e poi l'interesse però, senno' che cazzo, io dove ti metto, capito?». A inizio 2014, invece, è Burchi che cerca di «mettere a posto la questione che riguarda “quel tipo di Imola” - annota il Ros - alludendo, in base alla richiesta avuta dallo stesso senatore Sposetti il 18 dicembre precedente, al conferimento di un incarico a un soggetto individuabile in Marchignoli Massimo, ex parlamentare (del Pd, ndr ) e già sindaco di Imola». «Sto mettendo a posto quella roba là per quel tipo di Imola - dice Burchi - spero di farcela in gennaio-febbraio». Sposetti ci tiene: «Gennaio, non dire febbraio... gennaio». La caccia a un posto è di pubblico dominio. A febbraio il Dg della A4 Holding (Autostrada Serenissima) Maurizio Pagani infatti chiama Burchi e gli chiede: «Quello che mi hai detto che ti ha chiesto Sposetti di sistemarlo (...) di Imola». Burchi: «Marchignoli, è l'ex sindaco». Pagani: «È in grado di fare anche l'organismo di vigilanza?». Burchi lo ignora: «Boh! Non lo so, posso chiedere (...) ha fatto il Sindaco, ha fatto il Deputato e il Sindaco». Pagani non è impressionato: «Oh Dio, in questo caso... giocano contro queste cose».

L'ABBOCCO DEL CAMPIDOGLIO Gennaio 2014. Il Ros intercettando Burchi capta una proposta di lavoro ricevuta dall'indagato. Arriva dal Campidoglio guidato da Ignazio Marino. «La sera - scrivono i militari - Guido Improta, assessore alla mobilità del comune di Roma (giunta sindaco Ignazio Marino), comunica a Giulio Burchi che lo ha preso in considerazione per proporlo come amministratore unico della società Roma Metropolitane». Un lavoro mica da niente. I due si erano già sentiti per qualche altro motivo, perché Improta esordisce dicendo: «Non la chiamo per le cose che ci siamo dette». La proposta, appunto, è offrire a Burchi la carica di amministratore unico per Roma Metropolitane, «perché io - spiega Improta - vorrei la settimana prossima convocare un'assemblea straordinaria, azzerare tutto e mettere un amministratore unico (…) quindi se lei fa qualche pensata io l'accoglierei la valuterei volentieri una sua pensata». Una situazione che, spiega l'assessore, è ovviamente «molta rogna», ma anche «prestigiosa», perché la Metro C «è la più grande opera pubblica che si sta realizzando (…) quindi ci vuole qualcuno che abbia competenza giuridiche, competenza tecnica, sensibilità politica». E soprattutto, aggiunge l'assessore ridendo, qualcuno che «ha fatto già tanti soldi e che quindi...». Burchi è lusingato e interessato. Appena chiude, chiama immediatamente l'amico Sposetti per metterlo al corrente. «M'ha telefonato adesso un assessore del comune di Roma, certo Improta, m'ha detto che mercoledì mi vorrebbe nominare amministratore unico di Roma Metropolitane, ma io non posso mica diventare matto eh! Te cosa dici? che sei più vecchio di me?». Sposetti prima ironizza («Non lo so, vai sempre in cerca d'incarichi... vedi che te li danno?»), poi consiglia di mollare gli incarichi professionali ma «non le autostrade». Quanto all'assessore, Burchi chiede all'amico che tipo sia: «Ma lui è uno bravo questo Improta qua?». Sposetti ride: «Te ne devo parlare».

L'AGGANCIO CON NENCINI Sarà anche amico di Delrio, ma Burchi per la sua ambizione di un incarico in Terna ha bisogno di una strada verso altri «reggiani» come il sottosegretario. Così, ad aprile 2014 parla con l'ex deputato Mauro Del Bue, che fa da tramite con il sottosegretario Riccardo Nencini. «Gli ho parlato eh! ... ti ha chiamato? (...) comunque ti chiama Fabrizio Magnani, gli ho dato il numero, solo che tu adesso avevi il telefono staccato (...)». In cambio dell'interessamento, Del Bue chiede a Burchi «a nome del senatore Nencini, come cortesia e contributo», di poter «sistemare due o tre persone con incarichi retribuiti». l'ex parlamentare non punta troppo in alto: «Potresti dargli qualche contributo di questo tipo anche a Nencini? Ci sono delle nomine da fare in giro, no? (...) non ci interessano le presidenze, le vicepresidenze, ci interessa sistemare due o tre persone in qualche ente dove, insomma, ci sia anche il compenso perché poi la gente non lavora gratis». I posti in ballo chiede Del Bue sono «Rete... Rfi? (società che ieri ha precisato che il suo ad Gentile e due funzionari sono coinvolti nell'indagine fiorentina «per una gara di manutenzione ordinaria ai binari dell'intera infrastruttura ferroviaria mai conclusa», e «non per la Tav») È importante, no? L'hanno già nominato? Trenitalia? Cioè nei Cda, non gli apicali». Burchi rilancia con le sue esigenze. «Invece - riparte - io cazzo il mio curriculum l'ho dato anche ... io sono molto amico personalmente di Ugo Sposetti ... lo conosci tu, no? (...) Ugo proprio io ci ho un ottimo rapporto e lui è uno che un pochino conta sempre, vabbè che con D'Alema, però mi vuol bene, così, allora il mio curriculum lo stanno spendendo (...) per Terna che è la cosa che a me interessa».

IL CONTATTO CON PALAZZO CHIGI Burchi cerca un contatto verso Palazzo Chigi e il suo nuovo inquilino. Ricorda di avere un contatto con Pippo Civati («Io Civati lo conosco perché ero a Milano») e chiede se «Gandolfi, l'ex assessore» ha buoni rapporti con Delrio. Del Bue Lo stronca: «Ma lascia stare, lui è con Civati contro Renzi». Burchi coglie l'assist: «Dicono che è un matto questo qua, tu lo conosci questo Renzi?». Del Bue conferma che è «un matto sì! Non capisco dove vuole arrivare». Burchi però insiste, e chiede se il sottosegretario Nencini «ha buoni rapporti con Renzi, essendo fiorentino, o non tanto». L'amico replica dubbioso: «Abbastanza. Non è che poi brilli». E a fine telefonata Burchi a sorpresa trova il canale che cercava. Il direttore generale di Palazzo Chigi Mauro Bonaretti, già braccio destro di Delrio a Reggio Emilia. Burchi: «ci dicevano che Gandolfi è una strada pessima (...) ma dei rapporti ne hanno lo stesso coi reggiani o non tanto? La chiave di volta sarebbe questo Bonaretti, per queste mie robe, però io non ci riesco ad arrivare a questo Bonaretti». Del Bue risolve: «Sì è mio amico dai, adesso ti ci faccio arrivare io, ti do il numero».

PROVA D'ABITO PER LUPI Il sarto Vincenzo Barbato parlando al telefono con Cavallo vuole fare un'altra prova a Lupi. Dice di «averlo visto in televisione con un vestito che faceva proprio schifo». Cavallo lo chiama il 22 febbraio 2014 per chiedergli se la settimana successiva avrebbe portato qualche vestito finito. «Io porto i due vestiti tuoi - risponde Barbato - poi i due pantaloni e faccio la terza prova al ministro». Barbato richiama poi Cavallo per dirgli che sarà a Roma il 13 febbraio alle 10.30, e «gli chiede di fargli trovare sia Lupi che “quell'altro amico tuo”».

LA TELEFONATA COL FRATELLO DEL BOSS Salvatore Di Gangi, l'uomo che mette a disposizione di Cavallo l'appartamento in Largo del Nazareno fino all'agosto del 2014, è fratello di VIttorio, detto «er nasca», al quale faceva capo un giro di estorsioni a Roma, secondo i pm fiorentini. E Cavallo, l'«uomo di Lupi», che ieri si è dimesso dalla presidenza di Centostazioni, mentre è a Londra con Lupi, parla con Di Gangi, che «sente» il ministro e chiede all'amico di passarglielo: «Ma che c'è Maurizio lì vicino? È lui che parla?». Cavallo glielo passa. E Lupi rimprovera Di Gangi: «Non vieni mai alle nostre cose». Di Gangi spiega: «Io se non vi sto vicino sto male, capito? Vi sto vicino da lontano». I due si sentono anche quando Cavallo è a cena con Lupi, alla vigilia di Natale. «Torni a Roma dopo Natale»?, chiede Di Gangi a Lupi. «Quando hai un attimo di tempo se c'è Frank (Cavallo, ndr ) ci andiamo a mangiare una cosa insieme».