In 61 tra la vita e la morte: «Ferite di guerra»

Situazione drammatica negli ospedali. Ancora nessuna notizia di Patricia Rizzo

Matteo Basile Un bollettino di guerra. Perché quelle riportate da chi lotta tra la vita e la morte negli ospedali di Bruxelles sono, «tutte ferite di guerra». Lo ha detto senza mezze misure il dottor Christian Melot, capo delle urgenze dell'Erasme. Qui è concentrato il maggior numero di persone ricoverate dopo gli attentati. Sui 300 pazienti ricoverati in Belgio, almeno 61 sono in pericolo di vita. Una situazione difficile, drammatica, tipica appunto di uno senario di guerra che nulla ha, o avrebbe, a che vedere con una moderna capitale europea. «Ci sono ferite che non siamo ancora riusciti a suturare - continua il dottor Melot- In alcuni pazienti le ustioni sono del grado più alto». la situazione è la stessa in tutti gli ospedale e «il bilancio delle vittime è destinato a salire», ha ammesso il ministro della Sanità Maggie de Block. Tutta colpa di quelle maledette bombe, preparate appositamente per uccidere o fare quanti più danni possibili. Chiodi, bulloni, pezzi di ferro e di vetro messi negli ordigni per ferire, spezzare ossa fare male. Lo hanno mostrato anche medici ed infermieri dell'ospedale militare regina Astrid al re e alla regine del Belgio Filippo e Matilde, che ieri hanno visitao alcuni dei feriti. Contenitori sterili con dentro bulloni, viti, chiodi, che sono stati estratti dalle vittime delle bombe. Materiale che sarà fondamentale per gli inquirenti che potranno così risalire alla dinamica del confezionamento degli ordigni. Se negli ospedali, dove è scattato il piano «Mash», che prevede il rientro, dalle ferie di tutto il personale, è grande l'ansia dei familiari, sale l'apprensione anche per i nostri connazionali coinvolti direttamente o indirettamente negli attentati. Ancora non ci sono notizie di Patricia Rizzo, la funzionaria dell'Unione europea di origini siciliane dispersa dopo l'esplosione alla stazione metro di Maelbeek. I familiari la cercano senza sosta, anche tramite Facebook dove il cugino della donna ha postato alcune sue foto chiedendo aiuto chiunque possa fornire informazioni. Le autorità belga l'avrebbero inserita nell'elenco delle vittime ma ancora non ci sono né conferme ufficiali né tantomeno un'identificazione, e questo lascia accesa una fiammella di speranza per i familiari. Ma secondo alcune fonti sarebbero anche altri gli italiani che ancora mancano all'appello. Decine di telefonate sono arrivate ai centralini della Farnesina per avere chiarimenti, conferme e fugare dubbi che restano invece alimentati dal caos, anche logistico, che sta regnando a Bruxelles in queste ore.