Accomodatevi a tavola. I giganti della Storia pranzavano tutti qui

Ecco la guida ai locali storici d'Italia. Dove ritrovare Hitchcock e Machiavelli

Machiavelli sedeva al tavolo dell'osteria di Sant'Andrea in Percussina, Hemingway dormiva alla 107 dell'Hotel de La Poste di Cortina, Churchill alla 310 del Grand Hotel di Gardone, Verdi nella suite 105 del Grand Hotel et de Milan, Hitchcock nella 133 del Grand Hotel Villa d'Este. Angoli d'Italia dove la storia, la letteratura, il cinema hanno cenato, discusso, creato, tramato, amato e litigato, maestri del buon vivere che di una stanza, un locale, un tavolo qualsiasi hanno fatto luogo di cult.

Sono tutti in un libro, piccolo ma prezioso come un scrigno, 240 indirizzi della memoria radunati dalla la Guida 2015 Locali storici d'Italia, dove ci sono ristoranti, caffè letterari, alberghi che raccontanno dove hanno sostato i grandi della storia. La 39esima edizione poi presenta cinque nuovi storici locali: il Grand Hotel Tremezzo, 1910, proprietaria Valentina De Santis, splendido Liberty sul lago di Como con la suite dove sostò Greta Garbo negli Anni Trenta; l'Hotel Ala di Venezia, 1940, proprietà della famiglia Salmaso, dove, quand'era hotel particulier di una nobile stirpe, si consumò «L'affare dei russi», un noir che appassionò tutt'Europa nel 1910; il Ristorante Al Graspo de Ua, 1849, proprietà Alessandro Mazzetto, con il tavolino e la saletta frequentati da Hugo Pratt; il Ristorante A la Vecia Cavàna, 1912, proprietà e gestione della Famiglia Marsilli, unico e irripetibile, nato in una tipica rimessa per gondole e barche di cui ha conservato l'ambiente. Di Venezia pure loro. Edita dall'Associazione Locali storici d'Italia, la guida nata nel 1976, presidente Giuseppe Nardini di Bassano, conta quest'anno 320 pagine bilingue, italiano e inglese, ed è illustrata al tratto dal pittore Gianni Renna, come usava proprio nelle guide ottocentesche, e diretta da Claudio Guagnini. Viene distribuita gratuitamente dall'Associazione, sodalizio culturale senza scopo di lucro con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ma è un tesoro vero.

Dagli amori di Casanova alle ragazze di Modigliani

Ha quasi trecento anni il Caffè Florian, il più antico di Venezia aperto sotto le procuratie nuove, in piazza San Marco, il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi. In quasi tre secoli di vita è stato meta e luogo di incontro di artisti, scrittori, intellettuali, politici e personaggi illustri come Lord Byron, Goethe, Casanova, Pertini e la Regina Madre d'Inghilterra. Anche Amedeo Modigliani (nella foto) era un frequentatore del locale, una sua avventura nacque proprio all'uscita del locale, quando una fanciulla veneziana avvolta, come di moda in quegli anni, in uno scialle nero, impigliò una frangia dello scialle nel bottone della manica del pittore. Nella sala del Senato è nata anche la Biennale. Natali nobili...

Laura Bush e Cherie Blair a pranzo al tavolo di Cavour

Vitello tonnato, insalata, agnolotti al sugo d'arrosto, dolcetti friandises, Gavi e Nebiolo per favorire. All'antico ristorante «Del Cambio», che guarda con nobile distacco Palazzo Carignano, sede del Parlamento subalpino, Laura Bush e Cherie Blair, quando i consorti governavano i destini del mondo, c'erano andate assieme, per nulla formali neppure nel vestire, in tailleur la Bush, casual in pantaloni scuri, t-shirt e giubbotto la Blair. S'accomodarono al tavolo dove Camillo Benso conte di Cavour (nella foto), padre fondatore della unità d'Italia, consumava i pasti e dove una targa lo ricorda. « With tanks, we loved the beautiful lunch » scrisse la Bush sul registro degli ospiti. Era piaciuto...

Quando Giuseppe Verdi prendeva la frutta al bancone

É stata per anni meta prelibata di regine e duchesse. E Giuseppe Verdi (nella foto), quando viveva a Genova, andava a prendersi personalmente la frutta candita al bancone, divertendosi a fare la spesa nei vicoli. Fondata nel 1780 l'antica Confetteria Romanengo ha anche conquistato un'intera pagina nell'inserto di cultura e glamour del Financial Times . L'inviata del quotidiano economico londinese Anastasia Edwards lo definì «il miglior produttore di dolci d'Italia». Ma nella scoperta la giornalista britannica era stata preceduta decenni prima da una sua illustre concittadina, la regina Elisabetta II che durante una visita a Genova chiese di assaggiare proprio i dolci di Romanengo. Erano regali...

Un premio nato per scherzo per punire i ritardatari

Il Bagutta, il primo premio letterario italiano, fondato nel 1926 da un gruppo di uomini di cultura tra cui Riccardo Bacchelli, è figlio del ristorante, nato che era nato due anni prima dalla passione della famiglia Pepori. É proprio nella saletta dei baguttiani che vive il tavolo della giuria. Pensare che tutto nacque per scherzo: il cenacolo degli artisti decise di far pagare una multa simbolica a chiunque fosse arrivato in ritardo o non si fosse presentato alle cene per poi usare le somme raccolte per premiare ogni anno, l'autore del miglior libro. Il Premio ha consacrato le più prestigiose penne del Novecento da Vincenzo Cardarelli a Primo Levi, da Carlo Emilio Gadda a Italo Calvino (nella foto). Per pura scommessa.

La volta che Frank Sinatra lasciò 100 dollari di mancia

«The Voice» fece subito colpo. Pantaloni e stivaletti neri, camicia a quadri, Frank Sinatra un giorno si presentò qui accompagnato dalla moglie, dalla figlia, dal manager e la segretaria, appena sbarcato da un elicottero proveniente da Montecarlo. Si accomodò in una saletta e si fece portare ravioli della casa, pasta al pesto e pesce, il tutto innaffiato da Chianti e Vermentino. Si trovò da dio. Al momento di saldare il conto (135 dollari) chiese al titolare del ristorante il nome suo, della moglie e l'indirizzo esatto «per farvi avere una foto con dedica il più presto possibile». Al cameriere che lo aveva servito al tavolo lasciò 100 dollari di mancia. Anche in questo era il numero uno.