Acea ora finisce sotto inchiesta: reati ambientali a Bracciano

Carabinieri in sede, vertici indagati. Razionamento vicino

Stefano Vladovich

Roma Svolta giudiziaria per il caso acqua. Il presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani è indagato, l'accusa sarebbe di reati ambientali. E ieri i carabinieri del Noe si sono presentati a piazzale Ostiense, nella sede dell'azienda che gestisce l'acqua nella capitale. In particolare il sospetto della Procura di Civitavecchia è che le captazioni effettuate nel lago di Bracciano siano state superiori a quelle consentite, come anticipato ieri dal Giornale. L'inchiesta parte dalle denunce di ambientalisti secondo cui Acea non avrebbe rispettato l'accordo stipulato nel 1990 con il Ministero dei Lavori Pubblici per il prelievo di 1100 litri di acqua al secondo per «per usi potabili della capitale» a Bracciano, un limite fissato per evitare che il lago scenda sotto al livello di guardia di 161,90 metri sul livello del mare. L'abbassamento massimo concesso di 1,14 metri è stato ampiamente superato, arrivando a meno 1,65.

A firmare l'avviso di garanzia per l'ingegner Saccani il procuratore capo della Procura tirrenica Andrea Vardaro. Militari e pm, Delio Spagnolo, contestano i reati ambientali previsti dall'articolo 452 quinquies e 452 bis, delitti colposi contro l'ambiente, derivanti dal prelievo oltre misura. Sugli esposti del Comitato di difesa del bacino lacustre Bracciano - Martignano, c'è anche la firma del deputato Pd Emiliano Minnucci, ex sindaco di Anguillara, dell'Ente Parco e dei sindaci di Bracciano, Anguillara e Trevignano. E mentre i carabinieri sequestrano documenti relativi alle concessioni dalla sede di Acea, il Tribunale dell'Acqua respinge il ricorso presentato dalla stessa Acea contro la decisione di fermare le captazioni alla mezzanotte di oggi. «Il rilievo marginale - scrivono i giudici - che la parte ricorrente ha evidenziato dal prelievo di acqua rispetto alle concause rappresentate dall'evaporazione dovuta alle alte temperature nonché dall'assenza di precipitazioni non appare argomento decisivo tenuto conto che, rispetto a esse, la Regione non ha come ovvio alcuna possibilità di intervenire». Questione di numeri. I dati rilevati dal 12 al 18 giugno attestano che il lago di Bracciano è sceso di livello idrometrico di ben 8 centimetri, ovvero si starebbe prosciugando al ritmo di più di 1 centimetro al giorno. D'altra opinione Maurizio Del Monte, docente di Geomorfologia all'Università La Sapienza di Roma: «L'interruzione dell'approvvigionamento idrico da Bracciano - dice - eviterebbe l'abbassamento dei livelli di un solo millimetro al giorno, mentre l'evaporazione causa un calo anche di 5 millimetri al giorno».

Nel frattempo Acea, Comune e Regione cercano un sempre più difficile accordo per evitare lo spettro del razionamento dell'acqua a Roma. Ieri, in serata, Acea ha tentato un'ultima carta, una lunga lettera al presidente della Regione in cui si mettono nero su bianco tutti i possibili interventi per evitare di lasciare i romani a secco. Così facendo l'azienda scopre le carte e mette Zingaretti all'angolo: un piano c'è, ma il governatore esiterebbe a sottoscriverlo.