Le acrobazie pianistiche del fenomeno Lang Lang e un Mozart «ridolinizzato»

diS vanito il rumore delle manifestazioni anti Expo e non metabolizzato l'ignobile, a dir poco, spettacolo delle devastazioni della zona Magenta di Milano, secondo il prevedibile rituale degli addetti alla contestazione - coloro che seguono l'illuminato precetto: «Sfonda la città vetrina» - vorremmo dedicare qualche osservazione allo spettacolo di arte varia offerto alla cittadinanza e al mondo in occasione dell' Opening , l'apertura delle manifestazioni per Expo in Piazza del Duomo.

Una serata costruita intorno a due stelle planetarie (ai vertici dei compensi): l'Ambasciatore Straordinario di Expo, il tenore Andrea Bocelli, e il suo grande «amico», il pianista cinese Lang Lang. In simili manifestazioni sarebbe vano cercare un filo conduttore che non fosse l'ultra-celebrità di arie, cori e brani del melodramma italiano, con l'astuta inserzione dell'immortale inno al sole napoletano. Brani composti in un'insalata arlecchino per la gioia dei video-ascoltatori e per gli stoici presenti in piazza, quelli che sono rimasti battendo le mani e i denti per l'improvviso calo della temperatura. Ci sono però limiti di gusto oltre i quali si entra in una sfera che ha ben poco da spartire con quella di un concerto.

Momento sommo: quando il dinamico duo Bocelli-Lang-Lang eseguiva la romanza di Turandot, Nessun dorma (vulgo: Vincerò ), e il pianista, non pago delle sortite solistiche come nella ridolinizzata marcia turca di Mozart, compiva una specie di accompagnamento-connettivo difficilmente digeribile. Lang-Lang ha dimostrato che può suonare dove e come vuole (sott'acqua, nella tundra, sulle palafitte): qualunque cosa faccia è «fenomenale» come la sua indifferenza stilistica. Non credo che Puccini sarebbe stato così felice di sentire quella sognante invocazione all'alba arrangiata in maniera siffatta. Con buona pace e con rispetto per i dati dell' audience .