Addio effetto Jobs Act: più disoccupati

I dati Istat di dicembre: calano i lavoratori e si allungano le liste di chi cerca un impiego. Nonostante gli incentivi

Fabrizio de FeoRoma Un sostanzioso investimento di soldi pubblici per risultati a dir poco modesti. Il verdetto di dicembre della rilevazione Istat sul mercato del lavoro è impietoso: l'effetto decontribuzioni-Jobs Act è finito. Nell'ultimo mese del 2015 il tasso di disoccupazione torna ad aumentare passando dall'11,3% di novembre all'11,4%. Gli occupati a dicembre calano di 21.000 unità rispetto a novembre 2015 (-0,1%) attestandosi a quota 22.470.000. In sostanza gli incentivi alle assunzioni e il tentativo di stimolare l'occupazione a spese del contribuente non tirano più e i nodi vengono al pettine, nonostante condizioni straordinarie di contesto economico generale.In sostanza a livello complessivo rispetto a dicembre 2014 si registrano 109.000 occupati in più (+0,5%). Il tasso di occupazione (tra i più bassi d'Europa) rimane al 56.4%. Inoltre dopo un anno di incentivi la crescita del lavoro a tempo determinato rimane di 4 punti superiore alla crescita del tempo indeterminato. All'orizzonte non ci sono grandi spiragli di luce. Come spiega la senatrice azzurra, Annamaria Bernini, «la riduzione al 40% dell'esonero contributivo - e la sua riduzione da tre a due anni - porterà a una ulteriore flessione dei contratti nel 2016, nonostante condizioni esterne - concambio euro-dollaro, costo petrolio e innesti di liquidità - mai così favorevoli. Renzi abbia il coraggio di riconoscere la portata dei suoi errori, per evitare un ancor più dannoso accanimento terapeutico». Un concetto rafforzato dal senatore Andrea Mandelli che si chiede: «Visto che gli incentivi alle assunzioni previsti dal Jobs Act hanno esaurito la loro spinta maggiore senza incidere in maniera davvero significativa, cosa accadrà tra qualche tempo se la domanda interna e la produzione non saranno ripartite: i nuovi contratti saranno mantenuti? Probabilmente no». Sulla stessa linea il presidente dei senatori di Forza Italia Paolo Romani secondo cui «la frenata sull'occupazione mostra, con tutta evidenza, la fragilità di fondo che caratterizza il nostro mercato del lavoro».La legge di Stabilità ha stanziato le risorse per coprire le minori entrate contributive, stimate al netto degli effetti fiscali in 1,886 miliardi nel 2015, con una dinamica crescente pari a 3,691 miliardi nel 2016, a 3,908 miliardi nel 2017, che riprende a calare a 2,105 miliardi nel 2018, per ridursi a 130 milioni nel 2019 fino ad annullarsi. L'attenzione è dunque puntata sulle prospettive dei prossimi mesi. Per il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, «se l'occupazione a dicembre sostanzialmente non è cresciuta, nonostante sia stato l'ultimo mese utile per usufruire dei generosi incentivi (esonero contributivo totale per 3 anni) c'è da preoccuparsi». Infine Maurizio Gardini per Confcooperative invita a lavorare sul cuneo fiscale. «Gli oneri e la tassazione restano ancora alti, c'è da lavorare sul differenziale tra il costo aziendale e quanto percepisce il lavoratore».