Addio a Imposimato, il giudice rosso ammaliato e poi deluso dai grillini

Il magistrato ha indagato sui misteri italiani, poi è stato eletto al Senato col Pci prima dell'ultimo breve flirt coi Cinque stelle

Roma Magistrato per un ventennio, alle prese con processi importantissimi negli anni '70 e '80, poi senatore con il Pci e con il Pds, ma da indipendente. E infine assoldato suo malgrado dai grillini, verso i quali aveva mostrato qualche simpatia, prima di prenderne le distanze non lesinando critiche severe. Ferdinando Imposimato è morto ieri mattina a Roma, al Policlinico Gemelli, dove era ricoverato in rianimazione già dallo scorso 31 dicembre.

Imposimato era nato a Maddaloni, in provincia di Caserta, 81 anni fa. Entrato in magistratura a metà degli anni '60, è stato giudice istruttore - tra gli altri - dei processi per il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, per l'omicidio di Vittorio Bachelet, per l'attentato a papa Giovanni Paolo II. Istruì anche il primo processo alla Banda della Magliana, e proprio quel lavoro sulla gang criminale romana e sui legami con la mafia avrebbe innescato la vendetta trasversale di Cosa nostra, che sfociò nell'omicidio del fratello del magistrato, Franco, ucciso l'11 ottobre 1983 mentre lasciava la fabbrica in cui lavorava in auto con la moglie, ferita anch'essa. Imposimato, lasciata la magistratura, come detto sbarcò in Parlamento, come indipendente per il Pci Pds al Senato (X e XII legislatura) e alla Camera (XI). Restando sempre nella commissione Antimafia, e continuando a occuparsi di giustizia e delle connessioni internazionali delle reti terroristiche, tanto da essere nominato consulente dell'Onu per la lotta al narcotraffico, lavorando soprattutto nei Paesi dell'America Latina.

Più recentemente, nel 2013 e di nuovo nel 2015, era stato il Movimento 5 Stelle a scegliere l'ex magistrato come uomo-simbolo, candidandolo tra i papabili per le «Quirinarie», le primarie dei grillini per scegliere il nome da votare per la presidenza della Repubblica. Nel 2013, ad aprile, Imposimato arrivò quinto su otto candidati, alle spalle di Milena Gabanelli, Gino Strada, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. A gennaio di due anni fa, invece, l'ex magistrato vinse le quirinarie - si votava tra nove papabili - con il 32 per cento dei voti, piazzandosi davanti a Romano Prodi (fermo al 20 per cento dei consensi) e al pm Nino Di Matteo.

E infatti, ieri, proprio il gruppo Parlamentare M5s è stato tra i primi a esprimere cordoglio per la scomparsa di Imposimato con una nota: «Per tutto il M5s sono momenti di enorme dolore, perché Imposimato ha rappresentato una luce vivida, una guida sicura sul percorso che abbiamo da anni intrapreso nella lotta alla corruzione, al malaffare e alle mafie». L'amore, però, era ricambiato fino a un certo punto. Se l'apprezzamento dei grillini aveva infatti sollevato l'interesse dell'ex magistrato, che aveva per esempio plaudito alle denunce di Grillo contro «la paralisi e l'impotenza del Parlamento», qualche mese fa, pur considerandosi un simpatizzante del movimento, non aveva lesinato critiche. Sopratutto a Di Maio, bollato come «non capace».

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Ritratto di manasse

manasse

Mer, 03/01/2018 - 10:04

uno di meno