Addio alla vecchia bolletta del telefono

Anche per le case conto mensile e tutto incluso: sparisce il canone, chiamate e web illimitati. Come per i cellulari

Il telefono di casa cambia pelle e nome. Dal 2016 Telecom diventerà Tim, suggellando la vittoria del marchio della telefonia mobile su quello del fisso come già fatto Oltralpe da France Telecom, adesso Orange. Quello di Telecom, nome subentrato dopo la privatizzazione nel 1994 a quello di Stet, è stato un percorso lungo, iniziato nel 1924, con la fondazione della Sip a Torino, e, per molti anni, anche monotono. Il telefono, infatti, agli inizi era un oggetto per pochi. Gli abbonati? Solo 43mila, passati a 4 milioni nel 1964. Il primo traguardo importante fu raggiunto nel 1970 con la teleselezione, un contributo fondamentale al superamento degli squilibri del Paese. Da quella data gli oltre 6 milioni di abbonati italiani, compresi quelli che abitavano nelle più piccole località, erano in grado di collegarsi tra loro automaticamente. Attraverso il telefono, le tante Italie, distanti tra di loro economicamente e geograficamente, segnate profondamente dalla mobilità difficile dal Sud al Nord, poterono accorciare qualche distanza.

Nel corso degli anni Settanta si è assistito anche al boom di un oggetto ormai sparito: le cabine telefoniche. Parlare, comunicare con chi era lontano era diventato un bisogno impellente. E il telefono, come la tv, in casa non poteva mancare. Gli abbonati si sono così moltiplicati. Una galoppata senza freni fino agli anni '90 quando è nata la telefonia mobile. I primi cellulari erano paragonabili ai primi apparecchi fissi in bachelite: grossi, pesanti e incredibilmente «stupidi». Solo chiamate e messaggi. Ma il successo è stato enorme, soprattutto in Italia dove, il telefonino, costoso e con tariffe da un euro al minuto, andava a ruba. Gli operatori hanno potuto gonfiare i bilanci di utili sostenendo la crescita delle reti mobili in Italia, tra le più efficienti a livello europeo.

E ora sarà sempre Telecom, pardon Tim, a guidare il cambiamento, mutando il nome ma, sopratutto, spingendo sulle tariffe tutto compreso. Dall'1 maggio, l'ad Marco Patuano ha annunciato che spariranno dalla bolletta canone e dettaglio delle telefonate. Il telefono non sarà più «la tua voce», ma i tuoi dati, il contatto globale.

Dal doppino in rame che (si spera) prima o poi diventi in fibra, entra così in casa di tutto: immagini (film e tv), giochi, notizie e amicizie. E i messaggini degli amici sui social network riempiono le serate come una volta avveniva con le telefonate. Lo smartphone, il personal communicator che si connette al wi-fi domestico, diventa a questo punto un'ulteriore appendice del «vecchio» telefono che, ormai, ha cessato di squillare. Gli unici a chiamare, infatti, continuano a essere i call center interessati a vendere nuove offerte. La famiglia 3.0 è ora oltremodo connessa: mamma, papà, figli, grazie allo smartphone, non abbandonano la rete neppure un minuto durante la giornata.

Le tariffe «tutto incluso» non sono proprio economicissime, perché chiamate illimitate verso fisso e cellulari e il collegamento a Internet a 7 mega costerà 44,90 euro al mese. Un prezzo praticato anche dagli altri operatori: Fastweb, Vodafone e Wind. Telecom (cioè Tim) spiega, però, che le sue tariffe non sono care. Gli uomini del marketing immaginano che, con il «tutto incluso», le persone cominceranno a usare di più il telefono di casa. La tariffa a 29 euro, che vede incluse solo le chiamate verso fissi e mobili, potrebbe essere utile alle persone anziane che parlano molto e non usano la rete. Chi vuole, potrà anche continuare a pagare le telefonate a consumo a 19 euro al mese (il canone è di 18,64 euro) più 10 cent al minuto a chiamata (sia fisso sia mobile). Ma senza Adsl: da solo costa 21 euro al mese.

Commenti

Anonimo (non verificato)

leo_polemico

Sab, 14/02/2015 - 17:41

Se mi è consentito, vorrei invitare la giornalista a dare informazioni corrette. Ha scritto gli anni di fondazione (che non ricordo) ma la SIP era la Società Idroelettrica Piemonte (poi nazionalizzata nell'enel) mentre i telefoni erano di competenza STIPEL (Soc. Tel. Ital. Piemonte Lombardia), passata a SIP per compensarla della nazionalizzazione dell'energia elettrica. Che poi Telecom, nel parastato sia stata gestita avventurosamente e in mezzo a scandali e intrallazzi vari è un altro discorso.

cgf

Sab, 14/02/2015 - 22:59

non è detto che subentreranno altri operativi a Telecom, pardon TIM. Problema ultimo miglio? Già oggi esistono alternative, NGI ad esempio, lavora solo via radio, HERA fornisce la fibra dove non arriva Telecom 'sfuttando' i pozzetti dell'illuminazione stradale la dove è ella stessa il gestore, leggasi non deve pagare canoni/affitti a nessuno, pratica già copiata altrove da altre public/private utilities.