«Aggredita da uno straniero perché avevo Gesù al collo»

«Porta il crocifisso, donna aggredita e ferita a Cagliari». Dinanzi a un titolo così, puoi solo sperare che la notizia non sia vera. Che il cronista dell'Unione Sarda (che ieri ha riportato il fatto) abbia preso un abbaglio. Abbia capito male. Ma basta una telefonata di verifica in Questura, a Cagliari, per capire che purtroppo è tutto vero. I carabinieri confermano: «L'episodio riferito dalla signora Franca è reale, anche se non abbiamo ancora individuato il responsabile». E allora vediamolo il «film» di questa brutta storia, attraverso i «frame» descritti dal quotidiano sardo, per la firma del giornalista Matteo Vercelli. «Sono ancora sotto choc. Sarà difficile dimenticare». Franca, 55 anni, vive nell'hinterland cagliaritano. Chiede di mantenere l'anonimato: «Ho troppa paura». Lunedì sera si trovava in via Sicilia, nel quartiere della Marina. «Un giovane», racconta ancora spaventata, «si è piazzato davanti a me, afferrando il crocifisso che avevo al collo. In un primo momento ho pensato a uno scippo. Poi questa persona, uno straniero, ha cercato di ficcarmi in gola il ciondolo a forma di croce, accompagnando l'aggressione con parole in arabo. Stavo per soffocare, mi sono difesa e lui è scappato a piedi». Per la 55enne quindici giorni di cure per le ferite riportate. I carabinieri della compagnia di Cagliari si sono messi alla ricerca del folle, senza fortuna.Gli investigatori propendono per l'azione dettata da motivi di estremismo religioso. Anche la vittima ne è convinta: «Il crocifisso», spiega, «non ha alcun valore economico».Quando è avvenuta l'aggressione non c'era nessuno: «È durato pochi secondi. Non ho potuto urlare perché avevo la croce in gola. Ho riportato delle ferite e il dolore mi ha fatto reagire».Si legge nell'articolo: «Dopo la fuga del giovane, quasi certamente un magrebino dalla descrizione della vittima, la donna ha chiesto aiuto a un passante. Poi ha chiamato il 112. Sul posto è intervenuta una pattuglia dei carabinieri della compagnia di Cagliari. I militari, insieme alla 55enne, hanno cercato l'aggressore per quasi un'ora. Tutto inutile. Poi la visita dal medico di famiglia per le tumefazioni al volto e alla bocca». Danni fisici limitati, ma nel caso della signora Franca la ferita più grave (e difficilmente rimarginabile) è certamente quella «morale». Il suo ciondolo con la croce rappresenta un simbolo di appartenenza a una fede religiosa: forse l'unico sentimento che distingue gli umani dalle bestie. Che una persona glielo abbia strappato senza motivo, per il solo «gusto» di offendere lei e Nostro Signore lascia solo tanta e amarezza. Perdonare si può. Ma non è impresa facile.