Agguato alla Magliana: ucciso un pregiudicato Freddato con 3 colpi di pistola fuori dall'asilo

Andrea Gioacchini, sorvegliato speciale, era uscito dal carcere il 6 gennaio

Roma Quattro colpi a distanza ravvicinata, poi la fuga, in moto, nel traffico. A Roma tornano a parlare le pistole. L'ennesimo regolamento di conti, ieri mattina, di fronte l'asilo Mais e Girasole, in via Castiglion Fibocchi, alla Magliana. La vittima è Andrea Gioacchini, 34 anni, sorvegliato speciale appena uscito di galera, una sfilza di precedenti penali alle spalle, centrato alla testa e a una spalla da tre proiettili calibro 7,65. L'uomo è morto dopo il ricovero al San Camillo. Ferita all'inguine la compagna, una donna ucraina seduta sul lato passeggero. Terrorizzati i genitori dei piccoli alunni che hanno assistito alla drammatica scena.

A ricostruire l'agguato gli uomini della squadra mobile della questura romana. Gioacchini è alla guida della sua Toyota Yaris, ha appena accompagnato le figlie a scuola, sta per ripartire. Il copione è lo stesso di centinaia di altri attentati, da Enrico de Pedis a Paolo Frau. Un sicario su uno scooter si ferma, si avvicina al finestrino lato guida ed esplode almeno tre colpi in rapida successione. Quattro, secondo i bossoli trovati a terra. Subito dopo il killer, cappello calato sul viso e felpa nera, scompare fra le auto dei romani che si recano al lavoro. Sono le ore 8,50. Gli agenti del commissariato San Paolo capiscono subito che quello non è un affare fra balordi di quartiere. La zona è la stessa dove, alla fine degli anni '70, la banda di Abbatino e compagni pianifica azioni criminali mettendo sotto scacco per oltre 20 anni polizia e carabinieri. Gioacchini, del resto, nonostante l'età, è una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine. Estorsioni, usura, armi, rapine, sequestro di persona, droga. In libertà dal 6 gennaio, non si è fatto mancare nulla, lui e il fratello Sergio, assoldati entrambi da Tamara Pisnoli, ex moglie del calciatore Daniele De Rossi, come picchiatori. O meglio, seviziatori. Luglio 2013: la persona da convincere (a pagare) è un imprenditore nel fotovoltaico, Antonello Ienni. Le cronache lo conoscono soprattutto come fidanzato, a suo tempo, di Manuela Arcuri. Tamara, figlia del re dei «cassettari» (rapinatori) romani, Massimo Pisnoli, ucciso nel 2008 al Trullo e abbandonato in un fosso ad Aprilia, chiede ai fratelli Gioacchini di pestare a sangue Ienni. L'imprenditore ha fatto l'errore di chiedere e ottenere un prestito dalla donna di 100mila euro. Denaro che, in poco tempo, era lievitato a 300mila euro. Non abbastanza per chiudere i conti con gli usurai. E così Gioacchini e il fratello gli danno appuntamento all'Eur, davanti l'ex Velodromo, per chiarire. Una volta avvicinato, i due lo «convincono» a salire in auto e lo portano a casa di Tamara, in via Copenhagen al Torrino. Per tutta la notte si accaniscono sul poveretto. Un fatto grave che costa ai due una condanna, dopo patteggiamento, ad appena 8 e 11 mesi di reclusione.

Quella di ieri, però, è un'azione dai molti interrogativi. «Qualcosa non torna» chiosano gli investigatori. Primo: difficilmente un agguato viene eseguito da un solo uomo. Seconda stranezza: a sparare è stata una semiautomatica, arma che lascia tracce utili agli inquirenti, i bossoli, anziché un revolver. Un episodio isolato? Non mancano reazioni per ciò che è accaduto e che mette ancora una volta l'accento sulla questione sicurezza. «Abbiamo paura - dicono le mamme -, se un colpo fuori traiettoria avesse colpito i bambini?». Polemica anche tra Virginia Raggi e Matteo Salvini. La sindaca di Roma e ricorda al ministro dell'Interno di inviare più forze dell'ordine nella Capitale, Salvini replica chiedendo un uso della polizia locale più capillare.