Agli scafisti condanne esemplari Ma nessuno paga le supermulte

PalermoPiovono, di questi tempi, condanne esemplari per gli scafisti, in tanti arrestati vista l'alta incidenza di sbarchi sulle nostre coste. Ma chi le sconta? Chi paga le pene pecuniarie strabilianti comminate dai giudici ai novelli Caronte? Si parla di cifre pazzesche di 1-2 milioni di euro e anche più, calcolate secondo un computo che va dai cinquemila fino ai 15mila euro per ogni passeggero trasportato sui barconi dei viaggi della speranza.

Nessuno pagherà mai un bel niente. E non è nemmeno un mistero se si pensa al paradosso dello scafista arruolato all'occorrenza dalle organizzazioni criminali che, nell'ultimo periodo, non rischiano nemmeno i nocchieri professionisti, ma mettono al timone chi tra i passeggeri della disperazione abbia un minimo di conoscenza del mare. Se non c'è nessuno, ne prendono uno e gli fanno persino un mini-corso ad hoc, in cambio della traversata gratis. Le stesse stime elaborate dal Viminale (dati ufficiosi) parlano di un 10 per cento di condannati che scontano la pena.

Fermo restando che i condannati non dispongono di quelle cifre, malgrado i viaggi fruttino alle organizzazioni fior di quattrini, in molti, dopo un breve periodo in carcere, sono rilasciati in attesa di giudizio. A questo punto fanno perdere le loro tracce. E il caos è bell'e servito. A fuggire sono pure i testimoni senza i quali il processo salta, come è avvenuto per cinque egiziani rilasciati perché gli accusatori erano irreperibili all'incidente probatorio.

Ecco fioccare a Salerno a febbraio la condanna a 1 milione e 400mila euro di multa a due scafisti tunisini che avrebbero dovuto scontare pure un anno e otto mesi di reclusione su patteggiamento. Sono stati scarcerati ed espatriati. Perché non solo nessuno pagherà la multa, ma accade anche che i condannati siano accompagnati alla frontiera per scontare la pena nel Paese di origine. Poi capita pure che ce li ritroviamo al comando di un altro barcone, come è accaduto con l'egiziano Mohamed Ramzy, espulso nell'aprile 2014 e rientrato in Italia al timone di un natante stracolmo di immigrati fatti sbarcare a Messina.

Condanna esemplare per i sette scafisti incastrati dai selfie a bordo di uno yacht i cui 442 passeggeri sbarcarono a Pozzallo. Ventuno anni di carcere complessivi e una multa totale di 28 milioni. Questo secondo legge. Nessuno sconterà una condanna declamata ma di fatto inapplicabile, che include le spese processuali, ossia il costo della macchina della giustizia. «La legge perde di vista il senso comune - dice in tutta onestà un magistrato -. Non ha senso processare un ragazzino improvvisatosi scafista per necessità».

Come il venticinquenne tunisino Mouhamed Alì Rami, che ha patteggiato a Ragusa tre anni di carcere, da scontare ai domiciliari dal fratello, e due milioni e 400mila di multa quando, figlio di pescatore, si era offerto scafista solo per venire in Italia gratis.

Sembrerebbe di essere in un Eldorado. Così avrà pensato lo jihadista maghrebino Brahim Garouan ucciso in un bombardamento in Siria nell'aprile 2014. Era stato arrestato col padre, imam di Sellìa Marina (in provincia di Catanzaro), e un altro straniero, con tanto di sequestro di materiale per addestrare gli jihadisti. Per la giustizia italiana non era un terrorista e nel processo, nel novembre 2014, fu assolto con tanto di scuse per ingiusta detenzione (8 mesi e 8 giorni nel 2011) e un risarcimento di 60mila euro.