"Agnello" Masi, sacrificato dal Tg2 per mascherare la lottizzazione

Alfano contro Renzi: "Non c'era motivo per penalizzarlo"

La sede della Rai in viale Mazzini

Roma - Da Marcello ad «Agnello». Le voci, si sa, precedono gli eventi. E così a chiarire in anticipo il fato del direttore del Tg2 Marcello Masi, coinvolto nell'«avvicendamento» dei direttori che vedrà la Berlinguer perdere la guida del Tg3 sotto il sole d'agosto, è stato quel soprannome - agnello, appunto - appioppato al giornalista negli ultimi giorni, tra viale Mazzini e Saxa Rubra.

Perché l'addio di Masi (destinato, pare, a fare il vice di Carlo Verdelli, il direttore dell'offerta informativa Rai) abbia questa curiosa appendice onomastica lo ha spiegato al Messaggero uno che di Rai se ne intende, Carlo Freccero, componente del cda in quota M5s, che aveva già picchiato duro definendo le nomine «un regalo a Renzi» da parte del Dg: «Marcello Masi - il commento di Freccero - ormai lo chiamo Agnello Masi. È stato l'agnello sacrificale in queste nomine. E neppure gli hanno detto che lo mandano via. Un brutto segno di maleducazione da parte dei vertici della nostra azienda».

Sacrificato, insomma, sull'altare della presentabilità dell'operazione, che altrimenti sarebbe sembrata una smaccata epurazione della Berlinguer, considerata da Renzi e dal suo entourage l'ultima voce di dissenso al governo sugli schermi della tv di Stato, e dunque da spegnere, tanto più a pochi mesi dall'appuntamento chiave - per l'esecutivo - con il referendum costituzionale del prossimo autunno.

In ballo c'è anche il nuovo incarico per l'ex direttrice del Tg3. Lasciarla «a disposizione» dopo le polemiche sugli ex direttori strapagati per non far nulla non sembra una buona idea, e così Campo Dall'Orto sarebbe in trattativa con la Berlinguer per garantirle un «incarico di prestigio» al momento non meglio precisato.

Quanto ai nuovi, se la defenestrazione di Masi fa storcere la bocca a molti (lo ha difeso anche il leader Ncd Angelino Alfano: «Non c'è motivo alcuno per penalizzare Masi»), va detto che la nomina di Ida Colucci al suo posto è comunque gradita trasversalmente e considerata «istituzionale», trattandosi di una risorsa interna che, da giornalista parlamentare, si è occupata a lungo di Berlusconi prima e di Monti poi. Decisamente più renziano il profilo di Luca Mazzà, vicedirettore di Rai3, indicato come nuovo direttore del Tg3 dopo l'addio della Berlinguer. Proprio nella terza rete Mazzà ha lavorato come giornalista prima e come conduttore e responsabile dell'economia poi. È stato anche inviato per Rai Parlamento. Un anno fa, era responsabile di Ballarò, lasciò il programma condotto da Massimo Giannini perché considerava il talk schierato su posizioni «troppo anti-renziane». Al suo posto arrivò Giovanni Anversa, che lasciò a Mazzà il suo incarico di supervisore del programma del mattino Agorà.

Commenti

VittorioMar

Mer, 03/08/2016 - 09:36

..la RAI è un altro "Stipendifio"per gli addetti ai lavori ma non è più in grado di orientare o manipolare l'opinione pubblica secondo la propria volontà!!..

diesonne

Mer, 03/08/2016 - 11:01

diesonne la rai non è un servizio pubblico se non per il canone.per il resto è strettamente privato e dirigenti strapagati dai cittadini eseguono i dicta del capo renzi:siamo nella nuova forma di monarchia moderna-ipse dixit e nulla domandare.viva il reuccio