Ai malati di tumore resta solo il giudice E il Comitato etico tace

Costretti a interrompere la sperimentazione per scadenza dei termini, molti degli 80 pazienti del Sant'Orsola di Bologna faranno causa

All'ospedale Sant'Orsola di Bologna si è conclusa il 30 giugno una sperimentazione su malati di tumore al rene metastatico. I pazienti, un'ottantina, dopo il fallimento delle terapie tradizionali, sono stati trattati per 14 mesi con l'immunovaccinoterapia. Ma il trial, che aveva ottenuto l'approvazione del comitato etico e del ministero della Salute, ora non può più proseguire. Per legge. E pazienza se diversi malati - proprio per effetto di quella terapia - non hanno più le metastasi e hanno ripreso a vivere dignitosamente. Le regole della scienza sono ferree. «Sono scaduti i termini previsti per la sperimentazione - ci aveva spiegato ieri il direttore sanitario del Sant'Orsola, Mario Cavalli - ora è arrivato il momento delle pubblicazioni scientifiche». Inutile domandarsi perché una cosa (la pubblicazione scientifica) debba escludere l'altra (il prosieguo della terapia), è un domanda che cadrà nel vuoto.

Ieri vi abbiamo raccontato dello sconforto in cui sono precipitati gli ammalati che si sono visti privare della loro unica terapia salvavita e che, per questo, hanno deciso di rivolgersi all'avvocato. Il legale, Ugo Ruffolo, ha presentato il primo ricorso d'urgenza. «Avremo l'udienza il 30 luglio, al tribunale civile di Bologna. Al paziente, prima di iniziare l'immunoterapia, erano stati dati tre mesi di vita. Soffriva per dolori diffusi da metastasi ossee e polmonari e dipendeva da farmaci antidolorifici, ora, il quadro clinico è stato completamente stravolto. Perchè non tenerne conto?».

Oggi, all'ospedale bolognese, si è riunito il comitato etico, nessuna novità in vista per gli ottanta malati. «La questione della continuazione delle cure non è stata nemmeno affrontata - ha spiegato il direttore sanitario Cavalli - Si è invece discusso dei 14 pazienti che non hanno ancora iniziato l'immunoterapia perché la loro malattia pare stabile. Il comitato ha valutato che, se dovessero esserci ricadute, entro agosto 2015, anche questi malati avranno l'opportunità di curarsi con l'immuovaccinoterapia (effetto combinato di farmaci che potenziano il sistema immunitario e di un vaccino realizzato anche con cellule del paziente)».

Mario Cavalli ha sottolineato l'importanza di interrompere la sperimentazione: «Con la pubblicazione dei risultati l'intera comunità scientifica potrà valutare la terapia ed eventualmente ripeterla. Se tenessimo aperta la sperimentazione dilateremmo i tempi all'infinito, calcolando una media di 5 nuovi pazienti l'anno, per disporre di un ruppo significativo dovremmo andare avanti per 20-30 anni senza disporre di risposte scientifiche, quelle che la comunità richiede». Alternative? «C'è sempre spazio per un nuovo studio, che tenga conto anche delle scoperte che sono state fatte in questi anni». Per gli ottanta malati di tumore la porta dell'ospedale è chiusa. Resta quella dei tribunali.