«Aiutate l'Italia». Ma tra 15 giorni

La Merkel: «C'è accordo: gli esuli da suddividere o Schengen da rivedere». Però per due settimane si continuerà a morire

Il vertice europeo del 14 settembre si avvicina e dopo le sparate britanniche contro Schengen i leader Ue chiariscono le loro posizioni. L'obiettivo sempre più chiaramente è quello di raggiungere un'intesa tra i Paesi che sono sottoposti alla maggior pressione migratoria (l'Italia e la Grecia) e quelli che sono la meta principale della marea umana che esercita quella pressione, come la Germania, la Francia e la Gran Bretagna.

In termini più concreti, si parla di sostegno a Roma e ad Atene in cambio della realizzazione in tempi rapidi in Italia e in Grecia di centri di identificazione e registrazione dei migranti che permettano di distinguere i veri profughi aventi diritto all'asilo dai cosiddetti «migranti economici», cioè coloro che lasciano i loro Paesi solo per cercare migliori condizioni di lavoro e di vita: questi ultimi saranno destinati invece al rimpatrio.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ieri a Berlino si è espressa in modo inequivocabile: l'Italia va aiutata dagli altri Paesi europei che devono accogliere «in modo equo» i rifugiati, altrimenti «è naturale che si dovrà sollevare la questione di Schengen». «C'è un ampio accordo sul fatto che non è possibile che tutti i migranti che arrivano in Italia ci restino, l'onere dei migranti sull'Italia dev'essere ridotto» e distribuito tra i Paesi europei, ha detto la Merkel. «Se l'Europa fallisse sulla questione dei rifugiati, se si rompesse il legame con i diritti civili universali», ha insistito la leader tedesca, «non ci sarebbe più l'Europa che abbiamo voluto».

Angela Merkel ha anticipato ieri le linee di un piano congiunto a firma di Berlino e Parigi, che sarà presentato ai partner europei nei prossimi giorni. Vi sarà inclusa la distribuzione dei rifugiati in quote fra i Paesi dell'Unione Europea; l'obiettivo è di conseguire una ripartizione equa, tenendo conto della popolazione di ogni Paese ma anche della sua forza economica.

Come già anticipato due giorni fa, la proposta franco-tedesca prevede altri due punti cardinali: una ridefinizione della lista dei Paesi di origine considerati sicuri e l'intensificazione degli sforzi diplomatici per stabilizzare i Paesi da cui origina l'ondata migratoria. Questo significa per esempio provare a fermare il conflitto in Siria o impedire che la Libia scivoli in modo irreversibile nel caos e si trasformi in quella che ancora ieri il ministro italiano degli Esteri Paolo Gentiloni ha definito «una nuova Somalia».

E mentre anche la Commissione europea (il «governo» di Bruxelles) insiste che «il problema non è Schengen, ma serve un massimo di coordinamento e cooperazione tra Stati», al confine tra Austria e Ungheria si intensificano i controlli per intercettare migranti nascosti e trafficanti d'uomini senza scrupoli. In poche ore di attente verifiche in autostrada, la polizia austriaca ha scoperto 200 clandestini e cinque passeurs che si arricchivano trasportandoli.