Aiuti per due milioni di poveri e maximulte per i "portoghesi"

Varato il "reddito di inclusione" contro l'indigenza Ai furbetti dei mezzi pubblici stangata fino a 200 euro

Governo al lavoro sulla manovra correttiva. Quindi il ministro Pier Carlo Padoan è impegnato a trovare i 3,4 miliardi di euro per rientrare dell'extradeficit provocato dall'ultima legge di bilancio. Ma sono in fase di stesura anche le misure pop. Quelle sulla produttività, anche se a quanto pare arriveranno in una formulazione che piacerà più ai sindacati che alle imprese. Ambienti del governo ieri hanno confermato che ci sarà anche l'atteso capitolo che riguarda il Trasporto pubblico locale.

In particolare, ci sarà una stretta contro i «portoghesi», quindi chi non paga il biglietto di bus, tram e treni locali. Multe di sessanta volte la tariffa ordinaria e fino a 200 euro. Limiti stabiliti quindi con una legge nazionale. Del pacchetto potrebbe anche fare parte la previsione di rimborsi per i ritardi.

Più complesso il capitolo lavoro. Il taglio del cuneo fiscale potrebbe arrivare in modo selettivo, ad esempio con sgravi per le assunzioni di donne e giovani. Non una riduzione del costo del lavoro per le aziende quindi. Tanto che ieri nelle associazioni datoriali circolava la voce di una manovra «scritta dalla Cgil»

Ma ieri a Palazzo Chgi è stata soprattutto la giornata del Reddito di inclusione sociale. La novità è che non discriminerà chi possiede una casa. Il premier Paolo Gentiloni e l'Alleanza contro le povertà hanno siglato un memorandum sui criteri per permettere l'accesso dei beneficiari della misura all'integrazione al reddito. Nell'intesa è previsto che il reddito Isee non sia l'unico criterio per l'accesso al Reis, ma si tenga conto anche del reddito disponibile. È l'unico modo per evitare che sia escluso dall'integrazione al reddito chi è proprietario di una casa non a reddito.

Il requisito principale per accedere al reddito è non avere un reddito Isee superiore ai 6 mila euro. La soglia Sia, Sostegno per l'inclusione attiva che era un sussidio ponte, è a 3 mila euro.

L'altro problema segnalato dalle associazioni è la possibilità che il sussidio si trasformi in un disincentivo al lavoro. La soluzione dovrebbe essere un meccanismo che permette di incassare il bonus, da 80 a 400 euro al mese, anche in caso di superamento della soglia per un reddito da lavoro. Poi dei piani per l'inclusione nel mondo del lavoro.

Alleanza contro la povertà, formata da 37 tra associazioni del terzo settore, cooperative e sindacati ha chiesto che «sin dai prossimi provvedimenti di bilancio, siano assicurate le risorse che permettano in tempi ragionevoli la definizione di un Piano di contrasto alla povertà».

Proprio ieri l'Istat ha calcolato che tra il 2014 e il 2015 sono sostanzialmente stabili sia l'incidenza di povertà assoluta e sia quella relativa. La povertà assoluta nel 2015 coinvolge 4 milioni 598 mila individui.

Gli indicatori che segnalano il declino dell'Italia sono altri. Il reddito pro capite dell'Italia risulta inferiore del 4,5% rispetto a quello medio dell'Unione europea. Nei giorni scorsi il centro studi ImpresaLavoro aveva calcolato che dal 2007 la ricchezza individuale è calata del 10,8%. In calo anche il tasso di occupazione e, soprattutto, la produttività del lavoro. Mentre nel resto d'Europa sta accelerando in Italia arretra (nel 2016 dell'1,2%). Segno che le nostre produzioni hanno basso contenuto tecnologico, che il lavoro ha scarso valore ed è pagato poco. Se l'Italia è più povera è proprio perché è difficile produrre ricchezza. Di riforme che invertano la tendenza non se ne vedono all'orizzonte. Né nel breve, né nel medio e lungo termine.