Alfano difende il Cara nei guai per Mafia Capitale È nel feudo Ncd in Sicilia

RomaUn feudo storico di Ncd, uno degli svincoli del sistema clientelare di accoglienza degli immigrati. Ma per Angelino Alfano il ministero dell'Interno con i guai del Cara di Mineo non c'entra proprio niente ed è «estraneo» ai lati oscuri della vicenda che hanno lambito il sottosegretario Giuseppe Castiglone. Anzi, di più. «Il Viminale è l'organo garante della trasparenza e della legalità» per la gestione dei centri di assistenza, lo dimostra «il ruolo decisivo giocato dai prefetti di Roma e di Catania per il commissariamento» delle società che amministravano il centro e che sono state coinvolte dell'inchiesta Mafia Capitale.

In un'informativa serale al Senato, la difesa di Alfano. «Noi - assicura - abbiamo tutto l'interesse a fare piena luce sulla vicenda di Mineo ricostruendo il quadro di responsabilità». Nella gestione, racconta il ministro, si possono individuare tre momenti. «Il primo, che viene a corrispondere alla dichiarazione dello stato di emergenza all'epoca del governo Berlusconi e che si conclude a fine 2012. Il secondo, all'epoca del governo Monti, che rappresenta il passaggio a una gestione ordinaria e che ha quindi caratteri di transitorietà, che si chiude a fine 2013. Il terzo, infine, connotato dall'appalto e dai rimedi amministrativi messi in campo dall'autorità nazionale Anticorruzione e dai prefetti intervenuti al suo fianco, nonché dall'intervento della magistratura». Dalla scelta di un residence in provincia di Catania per ospitare gli immigrati, alla requisizione degli immobili, fino agli appalti e agli arresti. Alfano rifà tutta la storia. Quanto al futuro, «ora occorre necessariamente riconsiderare l'affidamento della struttura e penso che la soluzione migliore è la gestione diretta, come avviene negli altri centri nazionali».

Deluse le opposizioni. Paola Pelino, Forza Italia, chiede «un intervento rapido: ci sono più di 3mila ospiti, la situazione è esplosiva». Ornella Bertorotta, M5S, parla di «relazione tardiva». Per Tito Di Maggio, Cr, «Alfano ha sorvolato sugli aspetti politici» della gestione del centro Cara di Mineo. E secondo Peppe De Cristoforo, «il ministro dell'Interno non ha chiarito niente».