Alfano resta senza parole E la Lega chiede la sfiducia

Il leader Ncd stranamente non ha difeso in pubblico l'amico Voci di uno scontro. Carroccio all'assalto dell'uomo del Viminale

RomaPer l'Ncd con Lupi sono iniziati i tempi cupi, ammesso che ce ne siano mai stati di quelli scaldati dal sol dell'avvenire. Il coinvolgimento - pur se non sa indagato - del ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi in Grandioperopoli rischia di fare implodere (d'accordo, non sarà un gran botto) il Nuovo Centrodestra, il partito che ha più componenti che voti. E fa traballare anche il leader Angelino Alfano, che di Lupi è anche compagno di governo avendo in mano il Viminale.

La partita è di quelle decisive in un partito schiacciato tra l'ambizione di essere l'ago della bilancia e il realismo di essere quello nel pagliaio. Alfano non ha pubblicamente difeso il suo uomo in difficoltà, malgrado Lupi in altri momenti sia invece andato in soccorso dell'Alfano zoppo. I due avrebbero avuto un feroce confronto che avrebbe esasperato le loro distanze all'interno del cespuglio di destra del governo: Lupi da sempre ama dialogare con Forza Italia, è critico con l'eccessiva renzizzazione del partito, sembra spesso più interessato a giocarsi le sue carte per la candidatura a sindaco di Milano nel 2016 che a lavorare per il partito sulla cui leadership del resto da tempo ha lanciato un'Opa. Alfano da parte sua non può fingere disinteresse per le sorti di un uomo che, se cadesse, farebbe perdere a Ncd un ministero che certamente non gli verrebbe restituito. E poi Lupi è un importante collettore di voti di un partito che certo non può permettersi di sprecarne. Andato via lui si accentuerebbe il dna del Ncd come soggetto intestatario di poltrone senza voti. Sullo sfondo di questa guerra, un partito senza anima o forse con troppe anime: i filorenzisti, gli antirenzisti, i berlusconiani sempre e comunque, i siciliani alfaniani, quelli schifaniani, gli ex socialisti, i ciellini, gli apolidi. Cose che capitano, quando un partito nasce come un incontro di opportunità più che di ideali.

E allora? Malgrado tutte queste valutazioni, e malgrado gli avvertimenti del Mattinale di Forza Italia («vorremmo qui far notare ad Angelino Alfano il trattamento che d'abitudine Renzi riserva ai suoi ministri. Si è disfatto di Nunzia De Girolamo. Ora infila in un limbo gelido il ministro in odore di essere il più propenso ad un riavvicinamento affettivo e operativo con Forza Italia») Alfano ha offerto su un piatto d'argento la testa di Lupi a un Matteo Renzi gelido («il problema c'è, non nascondiamoci», avrebbe detto ai suoi il premier) pur di salvare il suo ministero, che diventerebbe la ridotta dell'Ncd a Palazzo Chigi, e la permanenza del partito nel governo.

Insomma, le ore di Lupi sembrano contate. Quanto ad Alfano, per alcuni sarebbe addirittura lui l'imputato politico numero uno. La Lega non controfirma la mozione di sfiducia congiunta di Sel e M5S contro Lupi e ne presenta una ad personam contro Alfano con vista sulla crisi di governo. «Lupi non può più fare il ministro, comunque vada a finire questa vicenda. E come Lega, pensiamo che anche Alfano debba dimettersi. Non solo non è in grado di fare il suo mestiere, ma nemmeno di curare il suo partito. E gravi responsabilità le ha anche il Pd che non sta facendo la legge anti-corruzione», dice a Otto e Mezzo Matteo Salvini. Anche Beppe Grillo sul suo sito sbeffeggia il titolare del Viminale: «L'inarrivabile Alfano si è fatto scrivere addirittura l'intero programma del suo partito, l'Ncd, da una persona esterna, e invece di rivolgersi a lobby e potentati (troppo onesti forse per i suoi gusti) ha affidato il gravoso compito a Ercole Incalza».

Secondo quanto riferito da Luciano Regolo, direttore del quotidiano «L'Ora della Calabria», nel febbraio 2014, nell'imminenza della pubblicazione di un articolo sul figlio Andrea, l'allora sottosegretario Antonio Gentile avrebbe esercitato pressioni impedendo l'uscita del quotidiano. Per tale vicenda il Tribunale di Cosenza aprì un'inchiesta poi archiviata

Nel gennaio 2014 Nunzia De Girolamo si dimette dalla carica di ministro delle Politiche agricole del governo Letta, in seguito alle polemiche nate riguardo presunte influenze avute sulle nomine di dirigenti e sugli appalti della Asl di Benevento. «Ho deciso di lasciare perché la mia dignità vale più di tutto questo», dirà la deputata alfaniana

Nei giorni scorsi il sottosegretario all'Agricoltura Giuseppe Castiglione ha chiesto al procuratore di Catania Giovanni Salvi di essere sentito sull'inchiesta sul Cara di Mineo, nel quale secondo indiscrezioni di stampa sarebbe indagato. «Ho chiesto di essere subito ascoltato avendo la certezza di essere assolutamente estraneo a ogni vicenda»