Alitalia-Etihad: accordo in extremis

La compagnia arriva puntuale alla scadenza di oggi fissata dagli arabi. Rimane aperta l'incognita della Uil

Scade oggi, 31 luglio, il termine fissato due mesi fa da Etihad per l'accordo con Alitalia. Ieri gli accordi sul fronte italiano sono stati sostanzialmente chiusi e la preoccupazione degli arabi, fatta circolare ad arte, è servita a superare gli ultimi ostacoli. In giornata Gabriele Del Torchio, ad della compagnia italiana, scriverà una mail al suo omologo di Abu Dhabi, James Hogan, assicurando che gli interlocutori italiani sono pronti ad accettare le condizioni loro poste. Per formalizzare gli ultimi passaggi servirà qualche giorno ancora: domani si riunirà il cda di Poste e probabilmente quello di Alitalia per deliberare sugli argomenti di competenza; per quanto riguarda la compagnia, sarà necessario anche un ulteriore passaggio assembleare, perché l'aumento di capitale varato pochi giorni fa sarà elevato da 250 a 300 milioni.

Anche le banche, che fino all'ultimo hanno cercato di resistere all'attacco delle Poste, hanno dovuto capitolare. Gli accordi sono stati messi a punto durante una riunione a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Graziano Delrio, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, l'ad di Alitalia Del Torchio e quello di Poste, Francesco Caio; gli ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, e quello di Unicredit, Federico Ghizzoni, hanno partecipato al telefono. Caio alla fine ha espresso «soddisfazione»: è passato infatti il suo disegno, com'era già chiaro martedì, quando ancora però il fronte di banche e vecchi soci tentava l'estrema resistenza a quello che a loro appariva un trattamento privilegiato riservato alle Poste.

Il modello è il seguente: tra la old company , l'Alitalia attuale, e la new company , quella partecipata al 51% da Etihad, sarà creata una middle company nella quale entreranno le Poste insieme alla parte buona di Alitalia. In questo modo la società di Caio investirà il suo denaro sul futuro, cioè sullo sviluppo della compagnia, e non sul passato, garantendo rischi di contenziosi e ulteriori perdite che resteranno a carico dei vecchi soci. Poste accetta di versare una cifra superiore a quanto ipotizzato finora, e cioè 70 milioni, e l'aumento di capitale nell'Alitalia attuale sarà portato da 250 a 300 milioni per aumentare la liquidità necessaria a far sopravvivere l'attuale gestione fino alla chiusura degli accordi.

Alitalia arriva dunque (quasi) puntuale al termine fissato da Etihad, che ora, visti i risultati raggiunti, accetterà di aspettare per gli ultimi dettagli: così del resto si era espresso James Hogan due settimane fa a Roma. L'ultima incognita ancora in attesa di chiarimento definitivo è quella sindacale: ma la Uil, il sindacato che ha rifiutato la firma al contratto nazionale e ai risparmi in busta paga, sembra ormai ammorbidita.

Commenti

Gianni000

Gio, 07/08/2014 - 11:33

Ottima la scelta della foto, inerente al contesto...

Gianni000

Gio, 07/08/2014 - 11:38

A parte il fatto che se io imprenditore, per salvare la mia piccola azienda compiessi una operazione del genere sarei subito denunciato per truffa e indagato dalla procura oltre che dalla finanza : creare una middle company per far sparire i debiti, immettere capitali freschi che però vengono usati dalla old company (così appare dato che aumenta il capitale di Alitalia), tenere solo la parte buona di Alitalia ? Ed i capitali di Poste sapete da dove arriveranno ? Per decreto da un finanziamento statale, oppure Poste hanno utili non dichiarati ???