Alitalia-Etihad già in crisi: via il numero uno Cassano

Scelto da italiani e arabi per il rilancio, se ne va dopo pochi mesi. Soci delusi dai risultati. Montezemolo parla ai dirigenti e prende le deleghe ad interim

Non c'è pace per Alitalia. Ieri si è dimesso l'amministratore delegato Silvano Cassano, nominato un anno fa e operativo da gennaio. Il suo gesto, che non era stato anticipato da indiscrezioni, ha colto tutti di sorpresa e getta un'ombra sul salvataggio per il quale, da metà 2014, è impegnata la compagnia di Abu Dhabi, Etihad. Ci si chiede: al di là dei «motivi personali», perchè si è dimesso Cassano? Possibile che il nuovo azionista abbia sbagliato una scelta così importante? (Va ricordato che Etihad possiede il 49% di Alitalia mentre i vecchi soci italiani, principalmente le banche, possiedono il 51% attraverso Cai. Ma questo è uno dei casi, come diceva Enrico Cuccia, in cui le azioni si pesano e non si contano e chi comanda è il socio di minoranza).

Cassano ha presentato ieri mattina le proprie dimissioni «immediate» e per «motivi personali»; lo ha fatto all'apertura di un consiglio di amministrazione che era stato già convocato, e al quale ha partecipato per la parte di sua competenza. Poi se n'è andato. Il cda ha assegnato i poteri al presidente della compagnia, Luca Cordero di Montezemolo, fino alla designazione del nuovo ad. Le competenze per la gestione ordinaria delle attività saranno ripartite ad interim tra il capo operativo, Giancarlo Schisano, e il responsabile della finanza, Duncan Naysmith.

Stando a indiscrezioni, Montezemolo era pronto, ieri, a chiedere a Cassano, in maniera ultimativa, una riorganizzazione che evidentemente non lo ha trovato concorde. I rapporti tra i due si sono progressivamente deteriorati e oggi chi esce rafforzato nella sua posizione è proprio il presidente, finora senza deleghe. Il più esplicito e il più duro, tra i commenti di ieri, è stato quello del segretario della Uil Trasporti, Claudio Tarlazzi, secondo il quale le dimissioni sono state «un atto responsabile e opportuno: Alitalia ha bisogno di un amministratore capace, presente, esperto di trasporto aereo, che segua tutti i processi aziendali».

Montezemolo ha preso subito in mano la situazione. In mattinata ha scritto una lettera ai dipendenti, annunciando le novità al vertice. Nel pomeriggio ha riunito 103 manager ai quali ha sintetizzato le critiche rivolte a Cassano più o meno così: «Il cliente non ha percepito il cambiamento in atto». Cioè: degli sforzi per un'Alitalia «più sexy» non se n'è accorto nessuno.

Il cda di ieri ha approvato anche i conti della semestrale, chiusi «in linea con le previsioni del piano industriale», che prevede il raggiungimento del pareggio operativo nell'esercizio 2017 (nonostante il danno provocato dagli incendi e dai successivi disordini che hanno riguardato l'aeroporto di Fiumicino). Il comunicato diffuso in serata annuncia che la perdita nel semestre è stata di 130 milioni, «solo» 30 milioni in più rispetto al trimestre precedente, quando le perdite erano state di 100 milioni. La nuova Alitalia, insomma, non perde (per ora) molto meno della vecchia: nè di quella pubblica, nè di quella dei «capitani coraggiosi».

Le dimissioni di Cassano accendono una spia: il semplice arrivo di Etihad non basta, ma occorre ancora molto lavoro (e molto denaro). L'operazione era stata salutata con grande entusiasmo anche dal governo, che sotto diversi presidenti si era ampiamente adoperato per renderla possibile. Ieri Renzi non deve aver gradito la notizia. Ma getta anche qualche interrogativo sulle capacità taumaturgiche di Etihad, che ha trovato serie difficoltà anche in Germania per il risanamento di Air Berlin.